L’Egitto non smette di sorprendere. Mentre il Grand Egyptian Museum si afferma come uno degli spazi culturali più ambiziosi del mondo e nuove destinazioni come la Costa Nord mediterranea e l’oasi di Siwa entrano nella mappa del turismo internazionale, il ministro del Turismo e delle Antichità della Repubblica Araba d’Egitto, S.E. Sherif Fathy, è in visita istituzionale a Roma per incontrare media, operatori e istituzioni italiane. In questa intervista, il ministro delinea la visione strategica per il turismo egiziano nei prossimi anni: nuovi prodotti, pratiche green, tutela del patrimonio e un rapporto con l’Italia che, secondo i dati, cresce a ritmo sostenuto.
Nuovi itinerari e “diversità senza pari”: la strategia per il turismo del futuro
L’Egitto è una delle destinazioni turistiche più iconiche al mondo, eppure continua a reinventarsi. Qual è la Sua visione per il turismo egiziano nei prossimi cinque anni e quali nuovi settori di mercato intende sviluppare?
Intendiamo creare più combinazioni, più modi di integrare sole e divertimento insieme all’archeologia. L’archeologia con l’eco-turismo, per esempio. Si va sulla Costa Nord, e da lì ci si sposta verso Siwa, un’oasi nel deserto a tre ore di guida da Marsa Matrouh. Lì non c’è segnale telefonico, si vive immersi nella natura, in strutture realizzate con materiali locali ma con servizi di alto livello. Re e regine da tutto il mondo scelgono quell’hotel di tanto in tanto. Questo è ciò che chiamiamo la diversità senza pari dell’Egitto: una combinazione di prodotti che non si trova in nessun’altra parte del mondo.
Storicamente l’Italia è stata un pilastro importante del turismo d’ingresso in Egitto. Come si sta evolvendo questa relazione bilaterale e quali iniziative sono pianificate per rafforzare il flusso di turisti italiani?
Quest’anno la crescita del mercato italiano è stata significativa: dalla prima settimana di gennaio alla prima settimana di giugno, il turismo italiano verso l’Egitto è cresciuto del 15%. L’anno scorso la crescita era stata di circa il 40%. E possiamo fare ancora di più, perché l’Italia ha un potenziale di invio turisti superiore a quello che stiamo registrando. La cosa bella è che i turisti italiani li troviamo ovunque: a Luxor e Assuan, in crociera sul Nilo, al Grand Egyptian Museum, nella città vecchia del Cairo, al Mar Rosso. Ci sono molti segmenti di viaggiatori italiani che amano prodotti diversi dell’Egitto, e siamo felici di ospitarli tutti.
L’Egitto salvaguarda un patrimonio archeologico senza pari. Come bilancia accessibilità e conservazione? Quali sono i progetti di espansione più ambiziosi in corso?
La preservazione è la priorità assoluta, ribadita dalla nostra leadership al massimo livello. Abbiamo cambiato il sistema di visita alle Piramidi: ora è hop-on hop-off, con autobus elettrici e percorsi dedicati. Non ci si può più avvicinare con la propria auto. Stiamo lavorando sul restauro e sull’energia rinnovabile in quasi tutti i nostri musei e siti, insieme a progetti di automazione. Il Grand Egyptian Museum, per esempio, è già carbon neutral – abbiamo ottenuto la certificazione circa due mesi fa. Conserviamo siti che i turisti non visitano nemmeno, perché il nostro impegno è verso le generazioni future e verso l’umanità. Sul fronte dei nuovi progetti: stiamo sviluppando il master plan dell’area intorno alle Piramidi, tra l’aeroporto Sphinx e Dahshur – 20.000 camere d’albergo previste. E prima della fine del 2027 contiamo di inaugurare l’Akhenaten Museum ad Al Minya, sul Nilo: un museo unico nel suo genere.
Grand Egyptian Museum, sostenibilità e sicurezza: un Paese che guarda al futuro
Il Grand Egyptian Museum rappresenta uno dei progetti culturali più attesi al mondo. Qual è il feedback iniziale? Cosa rappresenterà per il turismo culturale globale?
Il Grand Egyptian Museum è un’aggiunta importante ai musei di tutto il mondo: non solo perché è il più grande dedicato a una singola civiltà, ma per l’unicità dei contenuti e dell’esposizione. L’edificio stesso è progettato per risparmiare dal 60 al 70% dell’energia rispetto a una struttura tradizionale. Non c’è aria condizionata convenzionale: la struttura mantiene naturalmente le condizioni ottimali. È anche un istituto di ricerca e conservazione: abbiamo già avviato programmi di formazione per restauratori provenienti da altri Paesi. L’anno scorso i nostri siti archeologici hanno registrato un aumento dei visitatori del 33%, con 18,3 milioni di ingressi. Il museo rimarrà dedicato esclusivamente alla civiltà egizia: non mescoleremo altre culture, abbiamo già molti altri musei per questo.
Quali politiche sta adottando il ministero per garantire che il turismo cresca rispettando l’ambiente e le comunità locali?
Il 61% dei nostri hotel sta adottando pratiche eco-friendly. Circa il 30% dei centri di immersione ha già ottenuto la certificazione Green Fins, che riguarda anche la protezione della vita marina. Sharm El Sheikh è ormai un modello di riferimento per l’uso di energie rinnovabili: già prima della COP27 erano stati avviati progetti per autobus elettrici e alimentazione verde degli hotel. A livello nazionale, l’obiettivo è che entro il 2030 il 41% dell’energia prodotta in Egitto provenga da fonti rinnovabili, per arrivare al 60-65% circa cinque anni dopo.
In che modo il ministero sta lavorando per consolidare l’immagine dell’Egitto come destinazione sicura, anche in un contesto geopolitico regionale complesso?
I numeri parlano da soli: la crescita del turismo italiano è la testimonianza più concreta. Ci siamo concentrati sull’esperienza del cliente e sulla condivisione delle esperienze: ha funzionato. Inizialmente la gente tendeva a percepire il Medio Oriente come un’unica area, ma passo dopo passo hanno scoperto che l’Egitto è sicuro e distante da ciò che accade altrove. L’unico fattore che ha avuto un impatto significativo è stato l’aumento del costo del carburante, che si è riflesso sulla capacità delle compagnie aeree di trasportare passeggeri.
Lei è a Roma per incontrare istituzioni, operatori e media italiani. Qual è il messaggio che vuole trasmettere all’Italia?
Il messaggio è semplice: continuate a venire in Egitto. E venite ancora di più. L’Egitto è un Paese che si può visitare una volta, due volte, tre volte, perché ogni volta offre qualcosa di diverso. La diversificazione dei prodotti – archeologia, mare, deserto, storia islamica, ecologia – è unica al mondo. Non basta una visita sola per capire cosa l’Egitto sa offrire.