Umbria esoterica, il cammino mistico nella Scarzuola di Montegiove

Umbria esoterica, il cammino mistico nella Scarzuola di Montegiove

L’anfiteatro

Nulla sarà più come prima. Già, perché visitare la Scarzuola di Montegiove – località del comune di Montegabbione (TR) – va ben oltre l’esperienza artistica o museale intesa in senso tradizionale, in cui il visitatore assiste passivamente alla spiegazione della guida. È un percorso mistico ma al tempo stesso profondamente pragmatico, dal quale tutti escono sempre un po’ cambiati. Gli ospiti di questa città-teatro sono invitati infatti a mettersi a nudo (metaforicamente), a porsi delle domande (anche quelle più scomode) e ad abbandonare ogni pregiudizio. Solo chi cercherà di farlo riuscirà a vedere il mondo e sé stesso con occhi nuovi.

La Scarzuola sorge in un bosco lontano dagli sguardi dei curiosi, là dove nel XIII secolo Francesco d’Assisi decise di insediarsi e costruire, prima ancora dell’edificazione di un convento vero e proprio, una capanna di scarza. Da questa pianta palustre prese il nome l’opera dell’architetto e arredatore Buzzi. Questi, dopo aver trascorso gran parte della propria vita nel mondo dell’accademia, nel 1956 decise di acquistare il terreno e di farne la sua residenza. Qui lavorò per circa vent’anni alla realizzazione della sua “città ideale”, concretizzando il sogno di una vita. Trasformò questo lembo di Umbria in un unicum, dando libero sfogo al suo estro e alla sua sconfinata cultura. Pertanto la Scarzuola è prima di ogni cosa pura libertà, intrisa di valenze esoteriche e della personale visione dell’esistenza e dell’architettura del suo creatore.

La Gigantessa

Il tema della “città ideale” viene declinato lungo un cammino a spirale che dal grande anfiteatro alle spalle del convento passa attraverso sette scenografie teatrali, al fine di traghettare l’essere umano dall’ordine della costruzione francescana alla struttura buzziana dominata dal disordine e dall’immaginazione. Eppure, non c’è niente di casuale! Il caos è modulato su una sua armonia interna, in cui non mancano allusioni al mondo musicale al quale apparteneva lo stesso Buzzi, violinista per passione. Dopotutto, l’architettura non è altro che «musica solidificata – sosteneva l’architetto – perché alla base di tutto c’è sempre la musica».

Lo stile è neomanieristico, recupera infatti, da un lato, architetture classiche dal Partenone al Colosseo, dall’altro, modelli rinascimentali (Palladio, Serlio). È altamente simbolico ed evocativo, fatto di intrecci di scale e incastri di edifici, sproporzioni e geometrie, richiami astronomici e letterari. Nello specifico, il principale riferimento è all’Hypnerotomachia Poliphili, un romanzo allegorico del 1499 attribuito a Francesco Colonna, nel quale si descrive il sogno erotico del protagonista Polifilo, metafora della sua trasformazione interiore nel tendere verso l’amore platonico. Allo stesso modo, la visita della Scarzuola è un viaggio tra le pieghe dell’inconscio, una navigazione che, attraverso un linguaggio ermetico e surreale, dovrebbe condurre il visitatore alla perfezione spirituale e alla piena consapevolezza di sé.

Un’idea ricorrente è quella del labirinto, il quale indica nel linguaggio massonico l’incessante ricerca interiore, il continuo perdersi-ritrovarsi della vita, e nel cosmo di Buzzi diviene proprio il punto di partenza del suo percorso iniziatico-sapienziale. Lo si può trovare, infatti, riprodotto sulla pavimentazione in erba dell’Anfiteatro, sotto lo sguardo di un grande Occhio. Ma più in generale è tutto il complesso di edifici, connessi da corridoi e scalette, a costituire in sé una sorta di labirinto, nel quale l’inizio può diventare la fine e viceversa. In questo eterno fluire, ci sono prove e ostacoli da superare il cui obiettivo è solo uno: il raggiungimento del perfetto equilibrio di vizi e virtù, spirito e materia.

Nel 1981 la proprietà è passata al nipote, Marco Solari, che ha portato avanti il progetto sulla base dei disegni ereditati. Ad oggi, fa anche da Cicerone a tutti coloro che scelgono di visitare questo luogo. Le visite vengono effettuate solo su prenotazione e il costo del biglietto è di €10,00 a persona.

Testo e foto di
Viaggiatrice Indipendente