La moda, la storia, l'arte

La moda, la storia, l'arte

La moda è arte? Un progetto della Fondazione Ferragamo e del Museo Salvatore Ferragamo analizza le forme di dialogo tra questi due mondi tra contaminazioni, sovrapposizioni e collaborazioni

Una semplice domanda che nasconde il complesso universo di una relazione articolata, su cui si è indagato a lungo nel corso del tempo, senza mai giungere però a una definizione chiara o univoca.
Ci provano la Fondazione Ferragamo e il Museo Salvatore Ferragamo attraverso un’esposizione articolata in più sedi e temi: dalle esperienze dei Preraffaelliti a quelle del Futurismo, dal Surrealismo al Radical Fashion, nel percorso si focalizza l’attenzione sul lavoro di Salvatore Ferragamo, affascinato e ispirato dalle avanguardie artistiche del Novecento.
Ma al centro dell’indagine ci sono anche alcuni atelier degli anni cinquanta e sessanta, luogo di studio e d’incontri, e la nascita della cultura della celebrità, per proseguire con le sperimentazioni degli anni novanta e arrivare a domandarsi se nell’industria culturale contemporanea si possa ancora parlare di due mondi distinti, o se invece siamo di fronte a un fluido gioco di ruoli.
La particolarità del piano espositivo risiede nella collaborazione di più istituzioni culturali e nella dislocazione della mostra in varie sedi: oltre al Museo Salvatore Ferragamo, promotore e organizzatore del progetto insieme alla Fondazione Ferragamo, ospitano le diverse esposizioni a Firenze la Biblioteca Nazionale Centrale, le Gallerie degli Uffizi (Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti), il Museo Marino Marini e, a Prato, il Museo del Tessuto.

Il caso Ferragamo
La prima sezione della mostra è dedicata a Salvatore Ferragamo e alle sue calzature, giudicate già negli anni trenta manufatti di valore artistico, facendo riferimento ad un concetto dell’arte che focalizzava l’attenzione sulla maestria tecnica al pari della creatività concettuale. Ferragamo, nel suo lavoro, prendeva a modello la bottega artistica rinascimentale, di cui si avevano a Firenze numerose testimonianze e con orgoglio rivendicava il ruolo dell’artigiano-artista, caro alla tradizione. Una videoinstallazione mette a confronto le calzature con la loro fonte d’ispirazione, il mondo classico, l’oriente, le avanguardie artistiche del Novecento, il Surrealismo ma anche la cultura artigiana della città. Nella sala sono esposti anche i bozzetti pubblicitari originali, creati dal pittore futurista Lucio Venna negli anni Trenta per promuovere le calzature Ferragamo, i modelli realizzati per intellettuali e artisti e il dipinto di Kenneth Noland della fine degli anni Cinquanta, che ha suggerito a Ferragamo un elemento decorativo di un modello e il suo nome.

La moda s’ispira all’arte
Arte e moda si sono fronteggiate, spesso guardate l’una con l’altra, anche nel passato. Se gli artisti sono stati affascinati dall’abbigliamento, come strumento essenziale per dare realismo
alle loro raffigurazioni, gli artigiani sarti hanno tratto molte volte le loro ispirazioni dal mondo dell’arte e assunto atteggiamenti che li equiparavano agli artisti. Per gli studiosi d’arte, l’abbigliamento documentato in un dipinto aiuta la datazione di un’opera d’arte. Viceversa per gli storici della moda, l’abito dipinto dà conto del movimento, del gesto e dell’appiombo di una veste.
Per la moda italiana, sin dai primi dibattiti agli inizi del Novecento sulla necessità di dare identità nazionale alla produzione vestimentaria del Bel Paese, il riferimento al mondo dell’arte italiana è stato sentito come elemento di forte distinzione, rispetto alla moda francese, allora imperante. Fondamentale in questo percorso fu il ruolo svolto da Rosa Genoni, sarta ma anche insegnante della sezione sartoria alla Scuola professionale femminile di Milano. Per l’Expo di Milano del 1906 fece realizzare due abiti, come manifesti programmatici delle sue idee, uno ispirato ad un disegno di Pisanello conservato nel Museo Condé a Chantilly, l’altro all’abito della Primavera del Botticelli. Il mantello desunto dall’opera del Pisanello, generosamente prestato dalla Galleria del Costume di Palazzo Pitti, è messo a confronto con abiti contemporanei ispirati a celebri opere d’arte.

Forme e superfici
Per secoli gli artisti hanno raffigurato ogni minuto dettaglio delle vesti che via via sono state alla moda, tramandando fino a noi la testimonianza visiva di gestualità, posture e gusti, ma anche di
soluzioni sartoriali, materiali e decorazioni opera di tanti anonimi artigiani. Gli artisti hanno partecipato attivamente a questa gara del lusso, facendo disegni per tessuti, merletti, ricami e persino costumi per feste di corte e hanno dato inizio a quella che sarebbe stata la comunicazione di moda con capolavori dell’incisione.
Si inizia con gli artisti Preraffaelliti inglesi, la Secessione viennese di Gustav Klimt e della Wiener Werkstätte proseguendo con Mariano Fortuny, senza dimenticare le sperimentazioni futuriste. Si passa poi alle esperienze degli artisti che hanno fatto moda come Sonia Delaunay e alle collaborazioni dirette tra artisti e creatori di moda, come Thayaht con Vionnet oppure Dalí e Cocteau con Schiaparelli, fino ad arrivare alle cooperazioni più recenti. Un’attenzione particolare è dedicata ai designer che ispirandosi all’arte hanno profondamente innovato la moda, come nel caso di Yves Saint Laurent con Mondrian.

Andy Warhol strategie di comunicazione
Molte volte gli artisti hanno lavorato per la comunicazione della moda, come disegnatori per le riviste, come illustratori di cataloghi pubblicitari. Esempio eclatante di questa simbiosi tra mondo dell’arte e della moda è costituito da Andy Warhol. Warhol nasce con la moda sin da quando nei primi anni ‘50 era stato disegnatore e pubblicitario di «Glamour», «Vogue» e «Harper’s Bazaar», ideando scarpe dalla linea sottile ed elegante. In questa sezione sono esposte alcune pagine pubblicate nelle riviste di moda di quegli anni che mostrano le sue prime prove come illustratore di moda. Warhol ha diretto una rivista «Interview», qui riproposta in diciotto numeri, che ha fatto da trade union del mondo dell’arte con quello della moda. Con il suo presenzialismo sulla scena culturale di New York, a feste, vernissage, restrospettive e sfilate, ha dato forma alla relazione fra arte, moda e celebrità che conosciamo oggi. Questo concetto è rappresentato da una serie di scatti fotografici che ritraggono Warhol in diversi momenti della vita sociale newyorkese e dalla celebre installazione Altered Image di Christopher Makos.

Germana Marucelli. Interprete rara di poesia
Se l’atelier di Ferragamo rappresenta la bottega dell’artista- artigiano del Rinascimento, dove fondamentale è la maestria tecnica che andava di pari passo alla creatività, l’atelier degli anni sessanta di Germana Marucelli, è il luogo di incontro tra operatori della moda, artisti e intellettuali uniti nella ricerca di nuove forme espressive in grado di interpretare il proprio tempo. La sezione riproduce l’atelier-salon della Marucelli ospitando le opere d’arte originali di Pietro Zuffi, Getulio
Alviani, Paolo Scheggi che erano esposte alle pareti e gli abiti, che furono frutto del sodalizio con questi artisti. Arricchita da documenti, fotografie, brochure promozionali e pubblicazioni questa parte della mostra documenta anche gli anni precedenti a questo momento, il dopoguerra, quando la sarta istituì il premio di poesia San Babila e il suo salotto, ogni giovedì, era frequentato da scrittori e poeti, tra cui i maggiori rappresentanti della poesia italiana del Novecento, Ungaretti, Quasimodo e Montale.

Dall’atelier al mood board
Questa sezione mostra come l’immaginario dei fashion designer sia sempre più uno storytelling per immagini che emerge dal flusso di informazioni, cercando di stimolare nel pubblico due qualità come l’attenzione e la memoria. Realizzato con la rivista «A MAGAZINE CURATED BY», uno spazio immersivo accoglie il pubblico e lo proietta nell’universo visivo e immaginifico di eccezionali menti creative. Il mondo di Haider Ackermann, Martin Margiela, Yohji Yamamoto, Iris van Herpen, Dries van Noten, Giambattista Valli, Stephen Jones, Rodarte, Jun Takahashi, Kris van Assche, Martine Sitbon, Proenza Schouler, Riccardo Tisci compone un caleidoscopio di immagini di arte, musica, poesia e fotografia.

Yinka Shonibare
Che l’arte possa usare la moda per plasmare il suo linguaggio critico, è dimostrato dall’opera dell’artista britannico di origine nigeriana, Yinka Shonibare. Con le sue installazioni, trasposizioni
filmiche, propone una profonda riflessione sulla multiculturalità, analizzando principalmente la questione coloniale. Le figure che animano le sue opere sono costituite da manichini in pose teatrali e drammatiche, abbigliati secondo le fogge tratte dai dipinti del XVIII e XIX secolo, ma realizzate con stoffe batik, di chiara discendenza africana.

Giochi di ruolo
Oggi la riflessione sul rapporto arte /moda dovrebbe essere consapevole che è ormai superato quel dualismo (due sistemi che si scrutano, talvolta dialogano, ma restano separati) che ha attraversato
la storia della moda del secolo scorso. La moda come l’arte si interroga sulle sue pratiche. La sezione attraverso il lavoro di una serie di autori come Hussein Chalayan, Martin Margiela, Viktor & Rolf, Helmut Lang, Nick Cave racconta come oggi sia sempre più difficile definire e chiudere le diverse pratiche creative.

Tra Arte e Moda
Museo Salvatore Ferragamo – Firenze
Palazzo Spini Feroni
19 maggio 2016 – 7 aprile 2017
Orario: 10 – 19,30
www.ferragamo.com/museo