Una vita in equilibrio. L’intervista a Leonardo Fioravanti

Sai parlare spagnolo, inglese, portoghese e francese. C’è qualcosa che vuoi dire a molti ragazzi per spronarli ad imparare più lingue?
L’inglese è ormai la lingua più importante, la più internazionale. E’ importantissimo conoscere le lingue perché se vuoi viaggiare risulta fondamentale, sia per conoscere il mondo che per rapportarsi con gente sempre nuova. Se capita di fare un viaggio credo ognuno preferisca parlare un po’ di inglese piuttosto che rimanere muto. Io poi ho imparato le lingue così velocemente perché non sono mai stato un ragazzo timido e quindi dovunque andavo volevo parlare, conoscere nuovi ragazzi con i quali magari mi trovavo a surfare.

Nella tua carriera hai girato il mondo. In quale luogo torni più spesso? Quanto tempo riesci a passare in Italia?
In Italia sono stato 15 giorni consecutivi a gennaio e per me sono tantissimi perché solitamente più di una settimana non riesco a stare, sia per i vari impegni sia perché altrimenti impazzirei. Fuggo perché mi manca il mare. I posti dove torno più spesso sono le Hawaii e l’Australia.

Ma la tua vita è solo spiaggia e onde o hai anche altri interessi?
Mi piace sciare, quando sono in vacanza vado in montagna oppure in un posto dove posso giocare a golf. Se riesco a trovare anche un solo giorno per giocare a golf, all’interno del mio calendario di impegni, per me quella è una vacanza. Seguo poi il calcio, il tennis, mi piace guardare atleti come Tiger Wood, Nadal, Neymar, Ronaldo…tutti professionisti che ammiro molto. Ho avuto la fortuna di conoscere Marco Materazzi in occasione del Gp di Monza di F1 quando avevo 12 anni, da lì siamo rimasti molto amici. La mia vita è quasi interamente spiagge e onde, per dovere o piacere, ma ho molti altri interessi: dal fashion al golf, Moto Gp, le partite di calcio…

Campione del mondo under 18 nel 2015, come ricordi quel successo, considerato soprattutto che sei stato il primo italiano a riuscirci?
Quella giornata è ad oggi una delle migliori della mia vita. E’ stato un momento speciale, anche perché all’inizio dell’anno mi ero rotto la schiena e per 8 mesi ero rimasto fuori dall’acqua. Quella era una delle prime gare dalla ripresa, non ero sicuramente al 100% ma anche all’80% della condizione fisica sono riuscito a vincere.