Venditti: "Roma casa mia"

Nove inediti, nove tematiche profonde ed emotive. Questi i contenuti di “Dalla pelle al cuore”, l’album uscito lo scorso dicembre che ha dato il “là” all’omonimo tour di Antonello Venditti che il 18 dicembre toccherà la sua Roma. Una grande occasione per rivivere non solo gli ultimi successi ma anche tutto il repertorio che ha reso grande il cantautore romano. 

 
Ora il suo tour toccherà la capitale, è sempre forte il suo rapporto Venditti-Roma?

Roma è casa mia e di conseguenza i miei dischi interagiscono con Roma. C’è un rapporto strettissimo che mi lega a questa città. È un grande set per la mia vita, come lo Studio 5 per Federico Fellini. Roma è come una persona, è dentro di noi, un luogo dell’anima ed io spesso provo a descrivere cosa rappresenta per me.

 

 

Meglio i concerti negli stadi o le esibizioni live nei teatri?

Entrambi, sono due modi diversi di rapportarsi al pubblico ma non per questo meno intensi. Recentemente sono stato in giro tra i palazzi dello sport. Nel 2001 fino al 2003 ho portato in scena un concerto di parola in cui raccontavo la mia vita, one man band. Ero io e il pianoforte, il concerto cominciava dalla prima canzone che ho scritto fino all’ultima. A Roma non mi sono esibito, ho girato molto l’Italia e anche all’estero, Canada, Francia e Germania. Ho visto che la parola parlata ha la stessa forza della parola cantata per cui è stato interessante. Adesso per me si è conclusa quella fase. Di solito torno al pianoforte dopo un grande avvenimento come è stato il concerto del Circo Massimo del 2001. dopo tante persone sento il bisogno di riprendere in mano la mia storia e di raccontarla ad una platea meno vasta. Adesso sono in un altro periodo, mi piace suonare, cantare, avere una band ampia. Infatti il connotato di questa tournee sarà avere due batterie quindi andare molto duri sul discorso ritmo.

 

Hai iniziato al Folkstudio con le esibizioni live. È una strada ancora percorribile per i giovani dotati di talento?

L’esibizione dal vivo è sempre necessaria perché dà la dimensione di ciò che si è e delle proprie potenzialità, dello stare sul palco, del non vergognarsi. Il Folkstudio era interessante perché non si distingueva tra pubblico e artisti: coloro che suonavano erano la platea degli altri. Il confronto di musiche, di testi, di atmosfere è fondamentale perché non ti fa sentire solo come può capitare in una sala d’incisione. Il mio consiglio è sempre suonare, suonare e suonare dal vivo, cercando di capire il mondo che ci circonda e che si vuole esprimere.

 

Lei è sulla cresta dell’onda da 30 anni. Riesce ancora ad emozionarsi quando scrive e canta una canzone? È cambiato il suo modo di interagire con la musica?

Si, l’emozione di una canzone nuova è enorme. Quando esce un mio disco è perché mi piacciono le canzoni, le trovo interessanti, originali, degne di essere cantate oggi. Non mi pongo più confini nel tipo di musica da suonare, vado dalla ballata alla musica classica, dal rock fino al pop. Quindi scelgo di volta in volta il vestito per canzoni. Il filo conduttore sono i testi e la mia voce. La voce oggi è più forte e quando canto ho una consapevolezza maggiore. Ho perso l’istinto iniziale ma posso dare più sfumature, più tonalità.

 

I discografici si lamentano della pirateria eppure i cd costano tanto, anche il doppio rispetto ad altri paesi come Stati Uniti e Inghilterra. Come spiega questa discrepanza di prezzi?

La musica negli altri paesi è sorretta ed considerata cultura, divulgazione. In Italia invece è ritenuta solo prodotto di lusso, strumento di divertimento e quindi sottoposta ad un’iva devastante. Con un trattamento migliore ci sarebbe un po’ di sollievo per i consumatori. Noi siamo considerati la parte ricca della musica, ma questo vale solo per alcuni casi. Per la maggior parte, soprattutto per i giovani, la realtà è diversa. Ultimamente la situazione è migliorata e c’è un prodotto per ogni tasca. Se si vuole l’album con la copertina, le note di copertina, un suono migliore si compra il cd, oppure si ha la possibilità di scaricare anche singolarmente le canzoni spendendo meno. Quindi il mercato si autoregolamenta.

 

Daniele Battaglia

 

(Nella foto Antonello Venditti)