Tutti quanti vogliono fare il jazz

Pressoché in contemporanea con la kermesse svizzera si svolge il Paris Jazz Festival, il quale costituisce un’alternativa green, in grado di unire musica e natura nel meraviglioso Parc Floral de Vincennes. La manifestazione venne fondata da due appassionati del genere nel 1994 e, fin da subito, fu scelta come palcoscenico lo spazio verde dell’orto botanico della capitale, famoso in tutto il mondo per le sue collezioni floreali. Si è affermato immediatamente a livello europeo come uno dei più importanti eventi dedicati al jazz e come uno dei più seguiti a livello nazionale, con oltre 100 mila presenze ogni anno.

Il programma di questa edizione 2018 appare decisamente eclettico: quattro fine settimana a tema, dai nomi molto eloquenti. Il primo è “Suoni incrociati Francia – Israele”, dove l’energia dei jazz club israeliani si amalgama alle sonorità medio orientali ed europee, seguito da “Note Blues” e “Grandi Formati”, dedicato alle big band del jazz. Le melodie blues del secondo weekend saranno quelle del sassofonista Éric Seva e del cantante Hugh Coltman, mentre calerà il sipario domenica 22 luglio sullo spettacolo pirotecnico offerto al pubblico da Pierrette Devineau, da dieci anni direttore generale del Festival.

La terza serata, riservata al “jazz en grand”, vedrà sul palcoscenico la strepitosa Franck Tortiller Collectiv, composta da tredici elementi, tra cui il musicista e compositore Guillaume Perret, e lo show di Omer Avital e Avi Avital, rispettivamente al contrabbasso e al mandolino.

Oltre ad essere en plein air si tratta di una manifestazione anche estremamente economica e adatta a tutta la famiglia. I concerti sono gratuiti, è necessario pagare solamente l’ingresso al parco: 2,5€ intero, 1,5€ ridotto e gratuito per i minori di sette anni. Per i più piccoli sono previsti una serie di laboratori creativi e attività didattiche che ruotano attorno alla musica e al suo ritmo, alla memoria e soprattutto alla natura.

Parigi celebra inoltre quest’anno i cento anni dall’arrivo del jazz sulle rive della Senna e non è facile stabilire se la città abbia dato più al jazz di quanto non abbia ricevuto in cambio. In ogni caso si è trattato di un rapporto bilaterale, che ha trasformato il volto, e la cultura, di entrambi.