Storia sessantottina di un sogno francese

La rivoluzione dei giovani studenti universitari diviene ispirazione per l’intero Paese: molti gli scioperi e le fabbriche occupate in una situazione di quasi totale anarchia.

La visione moderna e sovversiva dei sessantottini sembra non avere limiti né confini, in grado com’è  di mettere a ferro e fuoco la Francia, persuadere tutta la classe operaia e guidare il malcontento di un’intera generazione, quella del dopoguerra.

L’ampiezza della protesta e la sua significativa durata sono tali da creare il movimento sociale più importante nella storia francese del XX secolo.

Eppure anche questa primavera ha una fine, quando violenze e cortei spregiudicati iniziano a preoccupare i francesi. L’entusiasmo si spegne e le manifestazioni che prima gridavano al cambiamento, al rinnovamento culturale, inneggiando alla lotta sociale, ora si fanno più calme e posate, chiedendo il ritorno alla normalità. Il 25 maggio si registrano due morti, un manifestante e un poliziotto, sangue che pesa non poco sull’animo dei francesi. Il giorno successivo, ecco un’altra grave notizia: la benzina dovrà essere razionata a causa dei frequenti scioperi e dei disordini che intralciano il rifornimento.

Il vento cambia, i cortei pure. “Ordine subito” esclamano i manifestanti. Un’aria nuova che fa male ai sogni dei rivoluzionari, fa male a chi ha creduto in un rinnovamento. In questa parte finale del maggio ‘68 le ferite delle botte si fanno sentire più prepotentemente. La rivoluzione sta fallendo, non ci saranno giorni di unità e pace come si augurava il socialista François Mitterrand, leader dell’opposizione al governo gollista.

Sarà proprio De Gaulle a fermare il vento della primavera. Appare in tv, scioglie l’Assemblea nazionale (Camera) e convoca nuove elezioni per fine giugno. Il partito gollista stravince. La tanto odiata generazione tradizionalista vince ancora contro sogni e lotte.

Una sconfitta per tanti è vero, ma gli animi di tutte quelle persone, l’entusiasmo e il fervore culturale che caratterizzò il maggio 1968 non si esaurirono, ma si radicarono e i cambiamenti, in futuro, ci furono. La gente era diversa, lo schermo era stato rotto, finalmente si vedevano le cose, si chiamavano per nome e il vento della primavera soffiava ancora.

E se credete ora che tutto sia come prima perché avete votato ancora la sicurezza, la disciplina, convinti di allontanare la paura di cambiare verremo ancora alle vostre porte e grideremo ancora più forte per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti.” Fabrizio De André – Canzone del Maggio.