Roma e Napoli svelano il loro lato geek

L’ERA DEI «POST NERD»

In occasione delle due feste del fumetto abbiamo incontrato Raffaele Giasi, direttore di Stay Nerd, «un collettivo di menti, ma anche un portale di informazione e (contro) cultura Nerd».

Cos’è Stay Nerd? Di cosa vi occupate?
Stay Nerd è un portale di cultura nerd, dove trattiamo l’infor-mazione in modo accessibile, anche a chi la nerd culture ha imparato a bazzicarla tramite le fiere, o passioni anche solo vagamente nerd.

Al giorno d’oggi, essere “nerd” cosa significa?
“Nerd” è un termine che non si adatta più alla nostra società. I Nerd erano quelli nati nell’America degli anni ‘70 in pieno exploit tecnologico. Nerd erano quelli che si rinchiudevano in casa, i “losers”, che per forza di cose non possono essere ac-costati ai nerd odierni. Oggi siamo altra roba, e benché i nerd di una volta ancora esistano, i più sono qualcosa di diverso che, sociologicamente, non è stato ancora analizzato. Qualche tempo fa ho definito i nerd di oggi dei “post nerd”, e più ci penso, più sono convinto che sia il termine più giusto. “Post nerd”, che come qualunque altra corrente “post”, si rifanno ad un tempo passato, imitandolo e ricostruendolo secondo le necessità della realtà che li circonda.

Dovessi creare una sorta di “guida” per i nerd, qua-li sarebbero i tuoi primi 5 comandamenti?


Penso che ognuno abbia il diritto di essere nerd come gli pare, proprio in virtù della scarsezza di un confine in quella che oggi noi chiamiamo “nerd culture”. Se dovessi consigliare dei principi di massima direi:
1- ok la tua passione, ma informati su quello che ti circonda;
2 – impara l’educazione su internet, che essere nerd non significa avere sempre ragione;
3 – non comprare roba inutile, quei Funko Pop non varranno mai nulla;
4 – non presentarti mai ad una fiera col cartello “free hugs”;
5 – ovviamente leggi Stay Nerd.

Aprile è un mese importante per quanto riguarda le fiere del fumetto con Romics e Comicoon. Considerando anche Lucca, quanto siamo distanti dalle altre grandi kermesse mondiali?
Riformulerei: “non considerando Lucca, quanto siamo distanti dalle altre grandi kermesse?”. Direi che c’è un abisso tra quello che offre il panorama fieristico italiano e quella che è l’offerta anche solo europea. Le fiere italiane tendono sempre più spesso a diventare delle immense mostre mercato, in cui si richiamano autori, e più spesso webstar, con lo scopo di portare pubblico. Non è sbagliato, ma il risultato è che spesso manca un progetto, un piano che non appiattisca l’evento al livello di qualunque altra fiera di paese. Lucca è, ovviamente, altra storia. Per fortuna realtà come Napoli o Catania si muovono abbastanza bene in questo senso, cercando di proporre la loro personale visione fieristica.


Vivete nell’ambiente romano e siete immersi nel conte-sto della Capitale. Romics, per la città, cosa significa?
Romics è sicuramente un momento importante dell’anno fieristico per tutti, e a Roma è una kermesse storica, segui-ta e apprezzata. Può piacere come non piacere, ma a mio giudizio non è un appuntamento a cui si può mancare.

La presenza di Martin Freeman può contribuire a dare un rinnovato slancio alla kermesse?
Questo dipende dal motivo per cui Martin Freeman sarà presente in fiera. Resto convinto che portare una celebrità per staccare biglietti, senza preoccuparsi di costruire adeguatamente tutto il resto, lasci un po’ il tempo che trova.

Infine, secondo te “nerd” is the new “cool”?
No, ma la rivoluzione sta nel fatto che “nerd can be cool”, una cosa che anche solo 10 anni fa sarebbe stata considerata un’eresia.

www.staynerd.com