Le reliquie, i resti dei santi

Nella penombra fresca e odorosa d’incenso di una delle cripte della cattedrale di Catania, “dormono Goselmo e Gisliberto, valorosi soldati cristiani”. Così sta scritto sulla lapide marmorea che li veglia. A loro si deve il recupero delle spoglie della santa martire catanese Agata – trafugate nel 1040 dal condottiero bizantino Giorgio Maniace e portate a Costantinopoli – come pure il rientro di tali reliquie nella patria etnea nel 1126. Custodite oggi all’interno di un prezioso busto con l’effigie della santa, oltre che in appositi reliquiari contenuti in uno scrigno d’argento, vengono portate in processione durante festeggiamenti solennissimi e barocchi, nel corso di una delle feste religiose più grandi al mondo.

 

Il legame dei fedeli con il corpo dei loro santi è indissolubile e antico. A Venezia, sotto una maschera d’argento, dorme il suo sonno eterno santa Lucia. A Torino riposa don Bosco, avvolto negli abiti sacerdotali. Vari Papi, con mozzetta e camauro, sono visibili nella Basilica vaticana e in urne in giro per l’Italia. Diversi apostoli sono sepolti in chiese di Roma che da loro prendono il nome. Cardinali, vergini, martiri, soldati, fondatori di ordini monastici e sacerdotali, papi, eroi, diaconi e abati, vescovi e mistici, con le mani giunte, espressioni rapite o sorrisi accennati, sdraiati su cuscini di porpora dietro teche di vetro, sono esposti alla venerazione dei fedeli, in ogni parte del mondo. Sulle tombe di alcuni santi sono stati eretti templi grandiosi. Attorno a loro sono sorte città, il loro culto ha attirato nei secoli fiumi di pellegrini, giunti per consolidare la fede, perché il santo impetrasse per loro un miracolo, per accostarsi all’aura del sacro e così placare quell’insopprimibile anelito dell’animo. Le spoglie di eroine della fede, martiri e uomini defunti in odore di santità, portate in devota processione per le vie delle città, hanno salvato queste ultime da epidemie di peste, terremoti, invasioni.

Fenomeno deplorevole ma parallelo e inevitabilmente congiunto, è stato la mercificazione di questa forma di religiosità popolare, magistralmente esemplificato in una delle più divertenti novelle del Decamerone di Boccaccio, la decima della sesta giornata. Già nel titolo si descrive la credulità della gente attorno alle reliquie e l’uso strumentale che i religiosi ne facevano, incoscienti dei danni arrecati a quella Chiesa che avevano professato di servire: “Frate Cipolla promette a certi contadini di mostrare loro la penna dello àgnolo Gabriello; in luogo della quale trovando carboni, quegli dice esser di quegli che arrostirono san Lorenzo”.

 

Eppure, nonostante l’orrendo mercimonio che vi è sorto intorno, comportando la moltiplicazione di teste e arti di santi in ogni dove, insieme al proliferare di reliquie fasulle, la venerazione delle spoglie dei santi rimane una pratica pia e devota. Anche Benedetto XVI, secondo un’antica tradizione cristiana, ha pregato di recente innanzi al cuore di due santi molto popolari e cari alla devozione cattolica moderna, lo scorso giugno. Il cuore sottintende quanto di più intimo e profondo vi è nella persona umana. Nella basilica di San Pietro, il Papa si è pertanto inginocchiato davanti a quello di Jean-Marie Vianney, il curato d’Ars morto un secolo e mezzo fa e proclamato patrono dei parroci da Pio XI. In pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo, invece, si è raccolto in preghiera di fronte al cuore di padre Pio, il cappuccino stimmatizzato del Gargano, che ha adunato intorno a sé una ‘clientela mondiale’, come disse Paolo VI.

 

Cosa sono le reliquie? La reliquia, in senso stretto, sottintende la salma, o una parte di essa, di una persona venerata come santo, il cui culto è cioè esteso alla Chiesa universale, o beato, il cui culto è invece limitato ad una Chiesa locale, e più in generale di una persona famosa. In senso lato, una reliquia è un qualsiasi oggetto che abbia avuto con i santi una più o meno diretta connessione, come vesti, strumenti del martirio o qualsivoglia utensile da essi adoperato. Si parla invece di reliquie da contatto nel caso di oggetti che hanno toccato altre reliquie del santo. La venerazione delle reliquie è diffusa soprattutto nel Cristianesimo, specificamente nella Chiesa cattolica e in quella ortodossa. Il ritrovamento, a distanza di secoli, del cadavere incorrotto è un elemento che rafforza la fama di santità di un individuo. Si narra pure di corpi che diffondono profumi o trasudano oli miracolosi. In San Pietro, nel giorno di Ognissanti, l’altare della Confessione si riempie di busti reliquiari. La presenza delle reliquie dei santi è poi indispensabile per la consacrazione di un altare, al cui interno vengono cementate. Enormi teche, allestite dietro crocifissi grandiosi, conservano collezioni di ossa dei santi più vari, identificati grazie a bigliettini medievali con su impresso il nome latino del santo.

 

La venerazione. Il culto delle reliquie si può ben comprendere nel contesto di una religione che grande importanza e rispetto attribuisce al corpo umano: ricordando, per chi crede, di essere stati “creati a sua immagine e somiglianza”. Così come la Chiesa stessa è corpo visibile di Cristo, sua incarnazione nella storia. “Può sembrare strana, questa venerazione del corpo dei Santi, ma solo a chi non conosce la religione cattolica – sostiene don Flavio Peloso, superiore generale dell’Opera don Orione. Alla base di tutto c’è l’affetto e questo vale per tutti i defunti. Si conserva un oggetto, una fotografia, si va al cimitero. Per i cattolici c’è qualcosa in più: si rispetta il corpo che è tempio e opera di Dio ed è annuncio di resurrezione. Per il corpo del santo c’è una venerazione più alta perché è stato testimone e strumento di opere di santità”. Commentando il recente ritrovamento dei resti di San Paolo, il religioso afferma poi: “Per noi cristiani queste non sono solo notizie di grande valore archeologico e artistico, ma costituiscono un prezioso documento sulla nostra fede cristiana che viene da una storia che ha fatto storia e ha lasciato tracce storiche. Conferma che chi per secoli ci ha parlato dei primi cristiani a Roma, di San Pietro e di San Paolo, non ci ha raccontato frottole. Non è una mitologia, una filosofia, una morale ben pensata. Non è una creazione dell’uomo, ma un evento storico accaduto e che come tale ha lasciato tracce e documenti certi, accessibili, non equivoci. La storia della salvezza ‘avvenne’, ‘il Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi’. È davvero importante trovare conferme storiche. La scoperta ci dice che la storia conferma ciò che abbiamo creduto per fede. E non possiamo certo stupirci per il ruolo che il ‘corpo’ ha nella nostra fede. Il Credo si chiude con l’annuncio della ‘resurrezione dei morti e la vita eterna’. Il vecchio Credo, in modo ancor più esplicito, parlava di ‘resurrezione della carne’. Tutta la nostra fede non esisterebbe senza quel Dio che è diventato uomo, un corpo che è stato crocefisso poi è risorto… E il corpo del santo viene venerato perché è testimonianza delle buone opere compiute. Non deve stupire, questo legame. Chi ha perso i genitori va al cimitero, parla con loro, cerca dei ricordi. Stare davanti alla tomba dei santi o a quella di genitore è anche un modo per riconquistare la memoria”. La visita ai corpi dei santi e ai luoghi nei quali sono vissuti prende il nome di pellegrinaggio. “Non è obbligatorio, ma certo rinforza la fede. Questo perché essere pellegrini vuol dire accettare la penitenza, l’obbedienza, l’umiltà”.

 

Turismo religioso. Fra i diversi santuari si registra una certa concorrenza, perché i pellegrini sono anche turisti che portano offerte nelle cassette delle elemosine e soprattutto denari in hotel e ristoranti. Chiese e santuari con i corpi dei santi, oppure luoghi di culto mariano, salgono e scendono nelle quotazioni dei fedeli come titoli in borsa. E non sempre i desideri o le aspettative diventano realtà. A San Giovanni Rotondo, ad esempio, l’esposizione del corpo di padre Pio (con maschera in silicone) non ha risollevato dalla crisi alberghi e ostelli vari. Nei primi sei mesi di quest’anno, i clienti in hotel sono diminuiti del 60% rispetto all’anno scorso. Alcuni alberghi chiudono, numerosi bed & breakfast restano vuoti per mesi. “I pellegrini arrivano dai paesi vicini e dormono a casa loro. I pochi che arrivano da lontano si fermano un’ora o due e alla sera sono già a Roma”, ha dichiarato un albergatore. Aria di crisi a sfiorare gli ingenti commerci che si sviluppano attorno alle mete di pellegrinaggio, dunque? Forse si è solo dimenticato troppo presto il malo modo in cui Cristo aveva scacciato i mercanti dal tempio.

 

Luca Caruso