Il lato “pop” di Rossini – Intervista al Sindaco di Pesaro Matteo Ricci

Pesaro si sta giocando molto in quanto a visibilità internazionale. Sentite la pressione e gli occhi del mondo addosso?

Sentiamo soprattutto una grande responsabilità anche perché il Ministero della Cultura ha recentemente inserito questi anniversari in una strategia di promozione del Paese. Per cui, celebrando nascite o morti, il 2018 è l’anno di Rossini, il 2019 lo sarà di Da Vinci, il 2020 di Raffaello e il 2021 di Dante. Sono anni in cui ogni “festeggiato” diventa il testimonial dell’Italia, per questo tutto il sistema Paese (scuole, musei, conservatori, ambasciate, istituti di cultura…) si orienta verso questa consapevolezza. Tutta la programmazione consentirà non solo di avere gli occhi del mondo addosso, ma di rendere Rossini testimonial della bellezza e della cultura del nostro Paese. È una sfida che ci onora molto perché non riguarda solo Pesaro, ma tutta l’Italia.

L’anno rossiniano è un evento che assume ancor maggiore considerazione, perché Pesaro è stata nominata pochi mesi fa anche città della musica Unesco…

È un’abbinata fortunata anche se, in verità, l’abbiamo cercata con molti sforzi. Mettere insieme queste cose può rappresentare veramente un volano: fino all’anno scorso era Pesaro a dirsi città della musica, ora è riconosciuto ufficialmente. Per noi è veramente un anno magico e l’essere “Città della Musica” ci permette di legare con molti altri centri, nazionali e internazionali, che hanno nella musica e nella cultura uno dei loro punti di forza.

Se dovesse usare 3 parole per descrivere Rossini, quali sceglierebbe?

Sicuramente genio, poi pesarese e gourmet. Genio non ha bisogno di spiegazioni, è stato uno degli artisti più innovativi della sua epoca, fu una vera pop star in tutta Europa. Pesarese perché nonostante abbia lasciato la città da ragazzino ha voluto cedere tutto il suo patrimonio a Pesaro, quasi pensando che la città l’avrebbe valorizzato per sempre. Gourmet perché era sicuramente uno al quale piaceva mangiare e una delle letture con le quali raccontiamo Rossini è il cibo: alcuni ristoranti pesaresi hanno definito i loro menù rossiniani e in questo ambito molti prodotti gastronomici delle Marche avranno grande visibilità anche a livello internazionale.

E per convincere i turisti a partecipare agli eventi?

Intanto a Pesaro c’è la casa natale di Rossini, tra un anno apriremo l’unico museo rossiniano nel mondo grazie ai finanziamenti che abbiamo ricevuto. Qui vivi l’atmosfera rossiniana come da nessuna altra parte, i turisti potranno godersi il centro storico, arricchito degli allestimenti del ROF, ascoltando in filodiffusione la musica rossiniana. Il vero clima rossiniano quindi si può respirare solamente qui.

Anche molti giovani stanno partecipando alle iniziative, allora la lirica non è solamente per gente “matura”…

Stiamo riuscendo a coinvolgere la città come mai prima d’ora, puntando anche sull’orgoglio di essere la città di Rossini. Cerchiamo di raccontare l’artista anche attraverso contaminazioni musicali: Patty Smith farà Rossini, Elio lo ha reinterpretato, stiamo lavorando anche con Jovanotti. Si tratta di molti artisti contemporanei che aiuteranno a avvicinare Rossini e l’Opera al pubblico più giovane. Cerchiamo di allargare la contaminazione tra l’opera e gli altri generi musicali il più possibile.

Grazie ai fondi stanziati dal Governo presto aprirete anche un museo dedicato al compositore.

Sarà una raccolta di cimeli e opere di Rossini, ma sarà un museo moderno molto multimediale e molto musicale. Ci sarà una sala ambisonica per una perfetta espressione del suono, un museo con tante nuove tecnologie e anche con una parte dedicata alla storia rossiniana della quale si occuperà la Rai. Il mio obiettivo è aprirlo con la fine dell’anno rossiniano.

Gli eventi legati ai 150 anni della morte di Rossini contribuiranno anche a rilanciare l’immagine delle Marche in Italia e all’estero. Un aiuto alla ripresa, dopo il terremoto del 2016…

Le Marche hanno 3 grandi testimonial: Rossini, Raffaello e Leopardi. Dobbiamo riuscire a creare un grande indotto valorizzando sia l’appuntamento rossiniano che quello di Raffaello. Non a caso alcune iniziative le faremo nei territori terremotati per portare la gente e Rossini nelle zone più colpite. Dobbiamo viverla in questa maniera, non si concluderà tutto in 12 mesi ma quest’anno sarà un trampolino di lancio per costruire il futuro. Se riusciamo nel nostro intento godremo dei benefici economici e di visibilità per i prossimi decenni.

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