Grande attesa per il RomaFictionFest

Manifestazione originale nel panorama degli eventi dedicati all’audiovisivo, in sole due edizioni il Festival si è affermato a livello internazionale, come importante punto di riferimento per pubblico, operatori del settore, talent nazionali ed internazionali.

L’evento, dalla Regione Lazio, dalla Camera di Commercio di Roma, dall’APT - Associazione dei Produttori Televisivi, da quest’anno è gestito dalla neonata Fondazione Lazio per lo Sviluppo dell’Audiovisivo, che ha come presidente Francesco Gesualdi.

L’obiettivo è quello di continuare a crescere, incrementando il fatturato, le risorse e le competenze, ma soprattutto valorizzando ed esportando i migliori prodotti italiani di questo importante settore industriale. Fare del Lazio un punto di riferimento del mercato, creando nuove occasioni di formazione e professionalità.

 

Dott. Gesualdi, ci può spiegare in breve quali sono le finalità che si prefigge la nuova Fondazione Lazio per lo sviluppo dell’audiovisivo?

La Fondazione nasce come coronamento di una politica avviata quattro anni fa, quando il Presidente Marrazzo individuò nell’audiovisvo uno degli asset portanti della sua politica. Nel Lazio è presente il più importante distretto dell’audiovisivo d’Italia. Più importante perché il cinema e la televisione sono storicamente identificati con la città di Roma e perchè nel Lazio opera circa l’80% di tutte le aziende che si occupano di audiovisivo, impiegando circa 130.000 addetti. Per cui è evidente quanto sia importante l’industria dell’audiovisivo per l’economia della Regione. Si è sviluppata tutta una serie di politiche a sostegno, ad esempio il provvedimento che riguarda l’anticipo dell’IVA del 20% per le produzioni straniere che vengono a girare nel Lazio, la costituzione della Sit Commission che offre servizi alle strutture produttive che vengono nel Lazio. Tutta una serie di interventi attraverso Filas e Sviluppo Lazio per sostenere la produzione e tutte le attività dell’audiovisivo.

 

La Fondazione, oltre che nel Roma Fiction Fest, sarà coinvolta nell’importante evento del 5 e 6 luglio, quando Roma diventerà capitale mondiale dell’industria dell’audiovisivo all’interno del World Economic Forum. Come state preparando questo evento e come si svolgerà?

Il 5 luglio ci sarà una riunione a porte chiuse dei soci del World Economic Forum. Sarà una sessione tutta privata, dove i più importanti manager del settore svilupperanno una serie di riflessioni sullo stato e l’andamento del mondo della comunicazione. Il 6 luglio, invece, ci sarà la sessione pubblica, cui noi stiamo dando il nostro contributo di contenuti e dove svilupperemo diversi temi, avendo come filo conduttore l’innovazione tecnologica e le sue ricadute nelle varie filiere dell’industria dell’audiovisivo.

 

Un altro progetto legato alla Fondazione è quello di creare una scuola per futuri sceneggiatori, registi e produttori. Come sarà strutturata questa scuola, e quali saranno le modalità per accedervi?

Al momento è ancora un progetto, a cui stiamo lavorando per trovare sinergie e per non farlo da soli, perché è opportuno e sano aggregare forze che già operano in questo settore. L’impostazione che vogliamo dare è simile al Sundance Festival di Robert Redford. La manifestazione è una scuola che diventa essa stessa produttrice di contenuti e poi utilizza il famoso Sundance Festival come veicolo promozionale di distribuzione. Noi vorremmo fare una scuola di eccellenza per i vari mestieri del cinema, avendo un occhio rivolto all’innovazione tecnologica che è una criticità della nostra industria. La nostra industria che fatica molto ad andare a conquistare i mercati internazionali è un qualcosa che noi vogliamo approfondire e migliorare.

 

Parliamo del Roma Fiction Fest. Qual è il ruolo della Fondazione nell’organizzazione di questo evento?

Il ruolo della Fondazione è quello di organizzare il Roma Fiction Fest in partnership con l’APT, l’Associazione Produttori Televisivi, e con la Camera di Commercio. Il Roma Fiction Fest è un appuntamento ormai consolidato nel panorama internazionale dei Festival e vediamo il crescente interesse delle produzioni internazionali a partecipare ad esso. Quest’anno abbiamo aggiunto al Festival un qualcosa che riteniamo molto importante, e cioè, oltre al Pitching, cioè il mercato delle idee che già nelle prime due edizioni ha avuto un importante successo, abbiamo istituito gli screening del prodotto italiano. Quindi produttori italiani, distributori, cioè RAI e Mediaset, avranno modo di far vedere ai più importanti direttori dei palinsesti e delle televisioni mondiali il prodotto italiano. Questo per favorire uno sbocco di vendita nei mercati di tutto il mondo. Avremo una partecipazione di circa 100 addetti provenienti da tutto il mondo. Quindi siamo andati ben oltre le più rosee aspettative, segno che quello che abbiamo pensato è una cosa di cui c’era bisogno ed è un modo questo per mettere al centro dell’attenzione internazionale il prodotto e i produttori italiani, che in questi ultimi anni hanno riscontrato successi importanti nel gradimento delle fiction.

 

Invece per quanto riguarda il programma, che ruolo hanno, anche in termini di presenza, le produzioni internazionali?

Quest’anno, come nelle scorse edizioni, è molto ricca la presenza dei prodotti provenienti dall’estero e siamo intorno al 60%, proveniente da Europa, Stati Uniti, India, mercati orientali. C’è molta varietà a testimonianza che questo Festival, oltre ad essere la vetrina della migliore produzione italiana, è anche un modo per confrontare il prodotto italiano con quello internazionale. È un modo per far vedere cosa producono nel mondo e per avere un occhio rivolto verso questi mercati.

 

Proprio a proposito di questo, secondo anche la sua esperienza nell’organizzare il Festival, come si comporta la fiction italiana nel panorama televisivo europeo e mondiale? Riusciamo ad esportare le nostre storie all’estero e quali sono i generi che hanno più fortuna?

Sicuramente bisogna fare molto di più per conquistare i mercati mondiali. È necessario fare più coproduzioni internazionali, prodotti pensati non solo per il mercato interno, ma anche per quello mondiale. È poi quello che serve nel cinema e in questa chiave bisogna lavorare di più. Avere un confronto con le produzioni internazionali può sicuramente aiutare in questo senso. È necessario inoltre lavorare sui format che non devono essere solo quelli per la prima serata, avere un occhio verso i giovani. Differenziare sia il linguaggio che il momento produttivo. Sperimentare molto, cosa che nel nostro paese non viene fatta a sufficienza.

 

Alessandro Petrone

 

www.romafictionfest.it