“Ad 8000 metri, tra gli squali o nel deserto: nella natura sfido me stesso”

  • Come ti approcci alla natura, agli animali o alle persone?

Io ho un rispetto estremo per tutta la natura. Entro sempre in punta di piedi dove vado ad operare e a seconda dell’ambiente studio le varie situazioni che potrebbero presentarsi. Non vado armato, cerco di usare intelligenza e di muovermi con rispetto dove vivono gli animali. Poi, si sa, serve anche un po’ di fortuna. Per le persone discorso analogo, entro in punta di piedi e cerco di capire più velocemente possibile le condizioni socio politiche, culturali e religiose delle zone che vado ad esplorare. Le aree più pericolose se posso le evito, altrimenti cerco di tenere un profilo molto basso, con un rispetto assoluto per quelle che sono la cultura e le usanze del paese in cui mi trovo

 

  • Come affronti l’imprevisto e quanto è importante improvvisare?

E’ tanto importante il fatto di aver esperienza così come aver la mente allenata, elastica e serena. L’imprevisto me l’aspetto sempre ma in situazioni di stress o di pericolo riesco a rilassarmi tantissimo, e le vivo con la massima tranquillità possibile. E’ una tecnica che funziona, rilasso mente e corpo e riesco a gestire anche l’imprevisto più insidioso.

 

  • Com’è il mondo da 8000 metri d’altezza?

E’ magico, sopra gli 8000 inizi a percepire la curvatura della Terra ed è un’immagine bellissima. Non è che tocchi il cielo con un dito, ci sei proprio dentro.

 

  • Hai mai pensato di non farcela e mollare? E come fai un altro passo in avanti?

Quando sei nel pieno della difficoltà può capitare di pensarlo, ma solo per un attimo. Ti rispondo con la descrizione di un momento vissuto: deserto di Atacama, Cile. 120 giorni di avventura, sono in mezzo al nulla, con una bici piena di borse e totalmente insabbiato. Ad un certo punto penso di non farcela più: guardo avanti non c’è niente guardo dietro non c’è niente, cosa faccio? Mi tranquillizzo, mi guardo dentro e dico “Ma che fortuna hai ad essere in quel posto splendido in cui hai deciso tu di andare?”. In quel modo vado avanti e, finora, ne sono sempre uscito. In occasioni simili scopri che riesci a spostare oltre il limite estremo.

 

  • Ti è capitato di fallire un’esplorazione? Cos’è per te il fallimento?

Non ho mai fallito un’avventura, ho semplicemente rinunciato 2 volte. L’unico fallimento per me è quando non si torna più a casa, tutto il resto è rinuncia e questa è una delle più grandi esperienze della vita, benché difficilissima. Guardandomi indietro penso che se non avessi rinunciato forse non sarei qui a raccontarlo, quindi sono felice della mia scelta. Il mare, la montagna ed il deserto sono sempre lì e se ci sarà la possibilità tornerò.