Speciale Fleet Management: tra crisi e opportunit

 

Continua a essere il benefit preferito dagli italiani. Prima dei ticket restaurant, dei cellulari, della copertura infortuni e medica, dei piani pensionistici integrativi e dei contributi per lo sport e il tempo libero. Tutte le ricerche di mercato concordano: la vettura aziendale resta in cima ai desideri di quadri e dirigenti delle imprese del nostro Paese, un bene tangibile che non solo appaga il desiderio di visibilità, ma coinvolge anche aspetti relazionali della vita privata e della famiglia.
Negli ultimi anni la politica retributiva delle aziende si è spostata verso una maggiore incidenza e articolazione della sua parte variabile e la concessione dell’auto è in prima fila, più efficace di un aumento di stipendio, costa meno e al dipendente rende di più. Le imprese lo ritengono uno strumento di grande importanza per fidelizzare il dipendente e sottrarlo alle sirene della concorrenza, un aspetto quanto mai importante oggi che sulle risorse umane vengono investite ingenti risorse finanziare e aspettative.
In Italia la diffusione di benefit e di servizi dedicati al personale dipendente pur essendo in aumento, è ancora limitata e concentrata soprattutto nelle imprese di maggiori dimensioni o in settori specifici come l’industria farmaceutica, la gdo, la consulenza, a differenza degli Stati Uniti, dove coinvolge anche piccole e medie imprese.  A fruirne poi sono generalmente i dirigenti, con quadri e  impiegati coinvolti in modo marginale e con l’esclusione di un’ampia fetta di lavoratori.
Il fleet management consiste nel beneficiare dei servizi di noleggio a lungo termine, lasciando alle aziende la proprietà dell’auto. Questa formula è utilizzata da aziende di ogni dimensione che hanno veicoli in proprietà o in noleggio che scelgono di demandare in outsourcing solo una parte dei servizi. È un business che, attualmente, può contare, come si diceva, su volumi di business ridotti, ma in continuo aumento. Il fleet management è nato da una opzione del long term, venendo incontro alle esigenze dei clienti, offrendo un servizio più ampio e diversificato da parte dagli operatori tradizionali, dalle case automobilistiche e da imprese specializzate.
Il noleggio a breve termine è invece un’operazione che mette a disposizione del cliente una autovettura per un periodo che va da un giorno, una settimana a qualche mese. Tra i servizi correlati ci sono la copertura assicurativa RC, il furto e incendio e, a richiesta, anche la polizza kasco. Unica preoccupazione riempire il serbatoio con il carburante. Il servizio è erogato soprattutto negli aeroporti, nelle stazioni ferroviarie e negli uffici dislocati nelle banchine dei porti.
Il noleggio a lungo termine può variare da uno a tre anni, e meno frequentemente si può estendere fino a 48-60 mesi. E’ previsto il pagamento di un canone mensile come copertura delle spese dalla tassa di proprietà, bollo, manutenzione ordinaria e straordinaria alla gestione dei sinistri, assicurazione, cambio pneumatici e gestione delle multe. L’azienda che prende a noleggio il veicolo deve badare al solo carburante e seguire le istruzioni per una corretta manutenzione dell’auto, con controlli periodici nelle autofficine convenzionate.
Il canone varia dal tipo di automezzo che è stata noleggiata, dalla durata del contratto, al chilometraggio previsto e in base al tipo di servizi supplementari che vengono scelti: auto sostitutiva, strumenti di gestione della car policy, rapporti informativi sull’utilizzazione dell’autoveicolo e la carta di credito per l’acquisto del carburante.
I vantaggi per le imprese che optano per il noleggio al posto della proprietà delle auto sono molteplici. Il noleggio di un’auto per un periodo da 12 a 60 mesi consente alle aziende, un risparmio medio del 15% circa. Inoltre, la locazione consente di trasformare i costi variabili e imprevedibili in costi fissi, concentrando le proprie risorse finanziarie sul core business.

Ma il 2009 è stato un anno difficile
Il noleggio – che nel 2008 aveva “salvato” il mercato con 290.000 auto immatricolate – nel 2009 ha accusato un clao del 25%, fermandosi a meno di 220.000 unità. Tali volumi sono distribuiti tra noleggio a lungo termine (poco più di 150mila vetture nel 2008 con un calo del 24% nel 2009) e noleggio a breve termine (che non ha superato le 100mila immatricolazioni nel 2009, a fronte delle circa 140mila vetture del 2008). Indubbiamente entrambi i settori hanno accusato la crisi, ma con fenomeni diversi, che vale la pena approfondire.

La crisi frena il NLT
Nel 2009 le imprese hanno giocato in difesa sulla flotta auto, assumendo alcune iniziative che hanno frenato la crescita del parco circolante e – di conseguenza – diminuito le immatricolazioni.
Ci sono state riorganizzazioni e ristrutturazioni, finalizzate al contenimento dei costi, che hanno riguardato anche il personale viaggiante (la flotta), nella misura in cui i clienti delle imprese acquistavano meno e richiedevano meno servizi. Ancora, le imprese hanno cercato ove possibile di sostituire le auto in scadenza con modelli di fascia inferiore, aiutate in questo dalla politica di prodotto delle Case: ogni nuova versione della stessa auto è più grande della precedente. Il caso più evidente è la Delta, ma anche la nuova Polo, che non ha nulla da invidiare come dimensioni alla vecchia Golf di un po’ di anni fa.
Infine, le imprese hanno agito anche sull’assicurazione, chiedendo di aumentare le franchigie (lo “scoperto” – costo eventuale) e ridurre i premi (costo certo), e sull’auto sostitutiva: di livello inferiore, magari con un tetto di utilizzo che riduce il costo fisso e certo, o addirittura pagandola a consumo effettivo (payper- use).
Ma il fenomeno di gran lunga più rilevante è stato ancora quello dell’allungamento dei contratti di noleggio a lungo termine in scadenza. I noleggiatori l’hanno caldeggiato per rimandare la vendita dell’usato (visto il crollo dei valori residui), se non a tempi migliori, almeno a quando il valore del veicolo sarà più basso e dunque lo scostamento percentuale tra valore atteso e valore reale sarà comunque meno doloroso, per tacere del fatto che allungando e ricalcolando si riesce sempre a recuperare quel tanto di margine che aggiusta la redditività del contratto.
Ai clienti è andata bene perché, in tempi di contenimento dei costi, cambiare le auto dei dirigenti non era la mossa più intelligente da fare.
La prudenza del RAC. L’autonoleggio a breve ha immatricolato nel 2009 40mila auto in meno rispetto al 2008, di cui 37mila tra gennaio e maggio. La crisi ha colpito le aspettative e la programmazione dei viaggi, sia turistici che d’affari, e dunque le prenotazioni erano scarse e suggerivano prudenza. Poi è andata meno peggio del previsto, ma ormai le auto non erano state ordinate. E quelle ordinate non sempre venivano consegnate in tempo, con i ritardi accumulati sul mercato retail dai costruttori, che non si aspettavano che con simili incentivi la domanda scoppiasse.
La seconda parte dell’anno non è stata tanto diversa dal 2008, anche perché la domanda, come detto, è stata più vivace, tanto da mettere i noleggiatori nelle condizioni di selezionare i clienti a cui dare l’auto: ai turisti che pagano tanto piuttosto che ai grandi clienti business che pagano poco (ma chiedono tanto).

 

a cura della redazione