Sikkim

La piccola ma graziosa terra del Sikkim – il cui vero nome è “Den-zong,”: la terra del riso- è   situata  a sud del Tibet, stretta fra il Nepal a ovest e il Bhutan a est. Una gemma dunque incastonata fra Nepal, Tibet e Bhutan, dove la natura recita uno dei suoi spettacoli più sublimi. Si passa dai 240 metri delle regioni ai confini con il Bengala Occidentale fino agli oltre 8 mila metri delle vette himalayane. Su e giù per valli, i cui fianchi sono stati terrazzati dalla secolare fatica degli uomini fino a 2.500 metri di quota. Scampoli di terra, strappati alla giungla e coltivati a riso, grano, miglio, granoturco e cardamomo. Un ultimo paradiso, dove sono rappresentate tutte le zone climatiche della Terra, che fanno del Sikkim un vero e proprio laboratorio botanico con 4 mila varietà di fiori, fra cui 660 specie di orchidee, rododendri arborei, azalee, magnolie grandiflora e giganteschi cedri.

Il suo territorio spazia  tra torride valli ad un’altezza di 300 metri e altissime montagne, -come il Kanchenjunga (8586 mt),  la terza montagna più alta del mondo-. Le strade che percorrono questo piccolo ex-regno buddhista sono poche e sono costruite nella parte est dello stato, vicino alla capitale Gangtok.  Il Sikkim  era un regno indipendente fino al tempo di Indira Gandhi, quando fu annesso all’India. Era  una delle hill resorts dell’Inghilterra vittoriana e non solo: Darjeeling, “la terra adamantina”, una volta parte del Sikkim ma poi annessa all’India dagli inglesi durante il periodo del great game nei primi anni del ‘900, era il centro dello spionaggio, e  il punto di partenza della spedizione Younghusband in direzione del Tibet. 

 

Gli abitanti, generalmente semplici e affettuosi, appartengono principalmente a tre gruppi, i Lepcha, originari del nord della Birmania, i Bothia, tribù tibetane che introdussero il buddismo, i Gurung ed i Limbu provenienti dal Nepal e ormai maggioritari.

 

Nel XV° secolo i Tibetani introdussero la tradizione Lamaista dei Cappelli Rossi, Nyingmapa, che oggi rappresenta la cultura dominante e la religione di stato. Il culto precedente, chiamato Bon, ha lasciato comunque forti tradizioni che si manifestano nei riti festivi collettivi.   Culturalmente, storicamente e spiritualmente, il Sikkim è legato al Tibet, per cui, oltre che dal richiamo delle montagne, il viaggiatore in questo gioiello himalayano sarà per lo più attratto dai monasteri buddhisti. Nel 1975 il Sikkim è entrato a far parte dell’Unione Indiana, uscendo così dal Medioevo profondo nel quale l’avevano relegato, a partire dal XVII secolo, i Chogya, signori assoluti della regione. Da allora consistenti interventi sono stati fatti per migliorare la precaria rete viaria, introdurre la corrente elettrica e incentivare l’agricoltura. Sempre, però, nel rispetto dell’ambiente e delle tradizioni culturali delle varie etnie che popolano il Paese.

 

Ci sono infatti oltre 250 monasteri, la maggior parte dei quali appartenenti alla setta Nyingmapa; alcuni di essi sono praticamente disabitati, tranne che in speciali occasioni, ma altri, come Pemayangtse, Tashiding e Rumtek, hanno una vita spirituale tuttora molto attiva. Il Sikkim è la regione  dove il monsone proveniente dalla baia del Bengala si scontra con l’Himalaya, e il suo gigantesco muro di montagna e le ripide colline coperte di alberi sono solcate da fiumi potenti come il Teesta e il Ranjit, un vero  sogno per i botanici. I pendii abbondano di orchidee e tappeti di cardamomo; una terra abbondante di meleti, aranceti e  risaie a terrazzo completano questo magnifico paesaggio. Nella parte nord, verso il Tibet, è coperto da rododendri e magnolie giganti e le sue foreste sono abitate dai leopardi delle nevi, dalle  “kyang” -piccoli asinelli selvatici-, e dal panda rosso, il simbolo del paese. 

 

Politicamente parlando, il Sikkim fa parte dell’India, di cui forma uno dei  27 stati. Come Darjeeling e Kalimpong, il Sikkim ha numerose piantagioni di tè, create dagli inglesi. Queste piantagioni richiedevano manodopera specializzata, che per lo più fu importata dal Nepal. In questo modo il Sikkim conobbe un grande afflusso di nepalesi che vi si stabilirono e sono ora diventati la maggioranza della popolazione. Questo spiega come mai oggigiorno la lingua più parlata in Sikkim è il nepalese .   Oggigiorno il Sikkim si mostra come uno stato piu ricco, più pulito e più ordinato rispetto a Darjeeling e Kalimpong, due cittadine ‘tipicamente indiane’. Darjeeling e Kalimpong fanno parte dello stato del West Bengal (con capitale Kolkata). A Darjeeling si respira ancora un aria coloniale, con alberghi e botteghe in stile inglese, il ‘trenino-giocatolo’ che s’inerpica lungo le montagne, la piazza Chowrasta, le chiese cristiane, e tante scuole fondate al tempo degli inglesi.

Kalimpong una volta era una cittadina commerciale lungo la via per il Tibet. Oggigiorno questo suo ruole non esiste più; è famosa soprattutto per  i suoi vivai . Interessante la visita alla chiesetta cattolica: un esempio di come i santi del cristianesimo sono stati adattati alla cultura  locale rappresentandoli con caratteristiche e abiti tibetani. Il Sikkim è dunque un paese pervaso di spiritualità e pace, dove il crimine è praticamente sconosciuto. I suoi 194 monasteri, Gompas, influenzano fortemente lo stile di vita della popolazione. I mantra cantati dai lama vestiti di rosso, il frusciare delle ruote da preghiera ed il vento che agita gli stendardi votivi sono tra i pochi suoni che interrompono i richiami degli uccelli.

  

Si parte dalla capitale

Un viaggio qui è fatto di molte emozioni, alla scoperta di una religiosità intensa e di una cultura complessa sulle tracce del Buddha. Tutto inizia a Gangtok. La Collina Elevata, questo significa il nome della capitale del Sikkim, è a 1.760 metri di altitudine, lungo le alture ad anfiteatro che si affacciano sulla valle del fiume Ranipool. Con i suoi 95 mila abitanti è l’unico centro di una certa importanza del Paese. La città è attraversata nella parte centrale dalla Mahatma Gandhi Marg dove si assiepano negozi, alberghi, ristoranti e uffici. Lungo ripide scale, fra le case disposte a più livelli e addossate le une sulle altre, si scende al Lall Market, bazar particolarmente animato la domenica quando si danno appuntamento i diversi popoli del Sikkim provenienti anche dalle valli più lontane. Nella parte sud, su di un poggio, si eleva il Do-Drul Chorten. Qui ci si può inoltrare in meravigliose passeggiate. Per vedere le cime himalayane bisogna però essere fortunati. Solo la mattina presto, a volte, le nebbie che si alzano dalle valli umide non ricoprono le montagne, che potrete allora ammirare scolpite grandiosamente nel cielo turchese.

Stupa (tempio a cupola), tutto bianco e azzurro, ha una cinta scandita dalle ruote delle preghiere: cilindri policromi in latta che i pellegrini devotamente fanno girare salmodiando il nome di Buddha. Poco lontano si trova l’Institute of Tibetology fondato dallo stesso Dalai Lama prima dell’invasione cinese del Tibet, avvenuta nel 1952. Centro di cultura buddista di notevole importanza, vi si tengono corsi di sanscrito e pali e vi sono conservati manoscritti rarissimi, affreschi, oggetti devozionali e thanka (dipinti esoterici e religiosi su seta). Sullo sfondo di un cielo perennemente cobalto, 24 chilometri a sud-ovest della capitale, si staglia il Monastero di Rumtek, rosso lacca e verde giada. Un luogo di magica religiosità, sede della celebre scuola tibetana del Buddismo tantrico Karma-Kagyu. Sono molti i giovani monaci che vi vivono per seguire l’insegnamento di Gyalwa Karmapa. Secondo la loro fede, il vecchio maestro era ritenuto la sedicesima reincarnazione del fondatore della scuola, un monaco vissuto nel XII secolo.  

 

Il villaggio di Pemayangtse

 Fra alti alberi secolari, ecco il villaggio di Pemayangtse. Un sentiero di due chilometri porta al Monastero. Edificato nel 1705 e appartenente alla setta dei Berretti Rossi, è il più importante del Paese. La vita del Buddha è raccontata dagli affreschi sulle pareti della Sala delle preghiere. Labirinto di misteriosa fede che si dipana di sala in sala, di piano in piano, fino al Zangdok-Palri, scultura tridimensionale rappresentante il mondo celeste. Un esoterico mandala (cerchio che simbolizza l’universo), dove lo sguardo si perde sbigottito per tanta bellezza, costato al Lama Dunzing ben cinque anni di lavoro. Di fronte chiude l’orizzonte il Kanchenjunga, la Dimora dei Cinque Tesori. Alto 8.598 metri, è la terza vetta al mondo dopo l’Everest e il K2. All’alba, fra un tripudio di rosa e di fucsia, emerge orgoglioso e possente, rendendo il luogo ancora più incantato e magico.

 

A.B.

 

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