Radio Deejay fa 36: la radio giovane è diventata grande

I diciotto anni si attendono con impazienza, come un premio a lungo agognato: avere diciott’anni significa affrancarsi dai legacci della famiglia, raggiungere una soglia che sancisce ufficialmente l’aprirsi delle possibilità del mondo adulto, abbandonando il porto sicuro dell’infanzia per lanciarsi con curiosità verso l’avventura ignota dell’essere grandi. A quell’età non puoi guardare indietro, pensi solo a costruire, viaggi con la marcia più veloce sempre inserita. Radio Deejay nasce il 1 febbraio 1982, per intuizione del demiurgo Claudio Cecchetto, proprio per parlare a questi giovani scalpitanti di vita, attraverso un linguaggio immediato e universale, quello della musica. In un appartamento al numero civico 3 di via Franchetti a Milano, la neo-nata e ambiziosa emittente irradia la sua programmazione dagli fm.99,700, la stessa frequenza dove fino a un minuto prima aveva trasmesso Radio Music. Cecchetto ha l’intelligenza necessaria per comprendere che i ragazzi hanno bisogno di affezionarsi a una radio che sappia intercettare il loro bisogno di imparare ad auto-interpretarsi, aiutandosi attraverso le canzoni, e così manda in onda il loro alfabeto privato, solo musica, e poi un nome, Dee Jay, anche se i deejay ancora non ci sono. 

Fa tutto parte di una strategia ben precisa: conquistare i giovanissimi e rendere riconoscibile e inimitabile il nome e l’identità della radio. La dinamica che si innesca è simile a quella che determina la nascita di una grande amicizia: Radio Dee Jay si presenta ai suoi interlocutori, si fa conoscere, apprezzare, diventa una vera e propria amica, una compagnia irrinunciabile di tutti i giorni. Piacere, Dee Jay, un nome mai visto così su nessun vocabolario del mondo, fa effetto leggerlo all’interno di quell’ovale che ricorda un volto, con le cuffie ai lati della testa. “Sui 99,700 Radio Dee Jay, Radio Dee Jay, Radio Dee Jay” si sente cantare tra una canzone e l’altra, è il jingle di riconoscimento della radio, diventa un tormentone. Dee Jay, dove sei stata fino a questo momento, sembra di conoscerti da sempre, come se ci fossi stata in ogni momento della vita. Il colpo di fulmine tra la radio e i suoi ascoltatori è travolgente, è l’inizio di un viaggio che consente all’emittente di prendere per mano quei ragazzi degli Anni Ottanta così spensierati e allo stesso tempo irrequieti, bisognosi dunque di riconoscersi, di condividere temi e linguaggi e canali di comunicazione ben definiti, che calzino loro addosso come la felpa preferita, quella a cui sono più legati, che porta fortuna, che fa sentire al sicuro.

Dopo un paio di mesi dal battesimo, quando il rapporto con gli ascoltatori è ormai decollato, il dj evocato nel simbolo della radio comincia a parlare in onda: “Feci un colpaccio – racconta Cecchetto – intervistai niente meno che Larry Hagman, l’attore che interpretava JR, il ricco e cattivo della serie televisiva Dallas, che allora spopolava”. In pochi mesi, le voci dei dj si moltiplicano, arrivano Ronnie Hanson, che intrattiene in lingua inglese, nell’estate del 1982 fa il debutto nella nuova emittente Gerry Scotti. Nel 1984, sulla scia del canale musicale televisivo americano Mtv, nato sei mesi prima, va in onda su Italia1 per la prima volta Dee Jay Television, una rassegna di videoclip orchestrata alla perfezione da Maestro Cecchetto, che rilancia anche i protagonisti della radio stessa. Il 1984 è un anno cruciale per lo sviluppo e l’evoluzione di Dee Jay, perché il palinsesto si arricchisce di due campioni che segneranno la sua storia: i fratelli Di Molfetta, Pasquale e Sabino Alberto, meglio conosciuti come Linus e Albertino.