Oltre l’obiettivo – L’intervista a Lorenzo Tugnoli

Oltre l’obiettivo – L’intervista a Lorenzo Tugnoli

Lorenzo Tugnoli

Lorenzo Tugnoli, dell’Agenzia Contrasto, ha recentemente vinto il Premio Pulitzer per la Fotografia (Feature Photography) con il suo reportage “La crisi in Yemen” realizzato per il The Washington Post.

Dall’Emilia Romagna allo Yemen, passando per gli Stati Uniti. È lo strano percorso di Lorenzo Tugnoli, giornalista fotografico che ha fatto parlare di sé in questa prima parte di 2019 per essersi aggiudicato il Pulitzer e il podio della categoria Stories del World Press Photo. Lorenzo ha documentato, per conto del The Washington Post, i campi dei rifugiati e gli ospedali, nonché la linea armata del fronte yemenita. Questi scatti gli sono valsi il Pulitzer “… per un superbo racconto fotografico della tragica carestia nello Yemen, realizzato attraverso immagini in cui la bellezza e la composizione si intrecciano con la devastazione”, come recita la motivazione della giuria che lo ha premiato lo scorso aprile.

Il fotografo romagnolo ha seguito la crisi yemenita a distanza di quattro anni dall’inizio del conflitto. Nel paese asiatico oggi sono circa 20 milioni le persone che hanno estremo bisogno di assistenza umanitaria e che rischiano la fame a causa delle restrizioni sulle importazioni, dell’aumento dei costi di trasporto dovuti alla carenza di carburante, del crollo della valuta e di altre problematiche relative ai rifornimenti che hanno reso il cibo troppo costoso, fuori dalla portata di quasi due terzi della popolazione.

È la più grande (e trascurata) crisi umanitaria del mondo che Lorenzo Tugnoli ha raccontato nel suo reportage “La crisi in Yemen”, primo premio nella sezione “General News, Stories” del World Press Photo 2019. A margine dei suoi successi lo abbiamo intervistato e ci ha svelato cosa c’è dietro uno scatto da premio Pulitzer e cosa si cela dietro il suo obiettivo.

Lorenzo, con le tue foto descrivi l’attuale situazione yemenita. Ma che parole useresti per parlarci di ciò che sta accadendo nel paese?

Il mio lavoro è stato focalizzato sulla crisi umanitaria, sulle condizioni di povertà e malnutrizione che mi hanno portato a passare molto tempo negli ospedali e nei campi profughi. Ovviamente sono stato colpito dalla condizione del Paese, lo Yemen è ufficialmente in guerra da 4 anni e questo ha causato la più grande crisi umanitaria al mondo. Questo non soltanto a causa della guerra ma anche per l’embargo che c’è stato soprattutto nella parte controllata dai ribelli, che ha portato un paese già di per sé molto povero allo stremo attuale.

ASLAM, YEMEN – DECEMBER 6th, 2018
Photo by Lorenzo Tugnoli/ The Washington Post/ Contrasto

Per foto del genere si segue più l’istinto oppure occorre una preparazione meticolosa dello scatto?

Direi entrambi: la preparazione è importante soprattutto in un paese come lo Yemen perché è fondamentale capire le dinamiche fra i vari gruppi armati. Serve tempo per avere accesso ad una certa città o a un certo luogo, bisogna negoziare con i vari “attori” del conflitto. Penso però che la fotografia abbia bisogno di istintività e che debba raccontare un attimo, quindi c’è anche questo elemento. Sicuramente in un posto come lo Yemen serve tanto tempo per pianificare ogni scatto, perciò questa è una parte importante del lavoro. Per ovvie ragioni non avevo l’opportunità di passare molto tempo nello stesso luogo, quindi ho dovuto studiare bene quando e dove essere in un preciso momento.

Quando e come capisci che una determinata scena può essere il soggetto ideale di uno scatto?

Credo sia una cosa che si riconosce con il tempo. Ci sono situazioni, visi, persone che da fotografo individui come soggetti ideali di uno scatto. È una cosa molto soggettiva, che cambia da fotografo a fotografo. Ha una parte importante anche la narrazione: molto spesso in quello che si fa si raccontano delle vicende specifiche ma le foto premiate al Pulitzer sono prese da varie storie. Solitamente però si lavora su una narrazione unica e si cercano le dinamiche e gli elementi ideali di quella precisa vicenda.

Oltre al Pulitzer sei anche stato protagonista al World Press Photo. Ti aspettavi tutto questo successo?

Assolutamente no. In realtà in genere cerco di non pensare a queste cose perché non è l’essenza del mio lavoro puntare a premi o riconoscimenti. Cerco di fare bene il mio mestiere per raccontare le storie nel miglior modo possibile e poi il resto, se deve arrivare, arriva di conseguenza. Quello che è successo di particolare è che il The Washington Post mi ha chiesto di fare questo lavoro molto importante in Yemen e la copertura che abbiamo fatto è stata unica, profonda e capillare.

AZZAN, YEMEN – MAY 22nd, 2018.
Photo by Lorenzo Tugnoli/ The Washington Post/ Contrasto

Ci si affeziona ai luoghi protagonisti delle proprie foto? Lo Yemen ti è entrato nel cuore?

Certo che ci si affeziona, io ho lavorato con un ragazzo yemenita che è stato il mio traduttore e guida nel Paese. Vedendo e comprendendo quanto io fossi innamorato della fotografia mi ha portato nella città vecchia di Sana’a, un posto meraviglioso in cui sono rimasto a fotografare per tutta la notte.

Per te esiste lo scatto perfetto? E quando una foto si avvicina alla perfezione?

Non penso che esista lo scatto perfetto. La fotografia credo sia una cosa che cambia e che evolve nell’accuratezza tecnica. Ma spesso quando facciamo una buona foto non ce ne accorgiamo subito perché le foto spesso si riconoscono e apprezzano realmente in un secondo momento. Bisogna dare fiducia alle immagini sulle quali lavoriamo.

Per concludere, per Lorenzo Tugnoli cos’è la fotografia?

È un mezzo di comunicazione: l’immagine è un tramite che mette in relazione oggetti, luoghi e persone. Quello che deve creare un’immagine è sviluppare una simbiosi e un rapporto tra vari elementi, quando ciò avviene si sviluppa un legame che si denota anche solo osservando l’immagine, ed è quello che deve succedere.

Alessandro Creta