La storia d'Italia… in un caff

La storia d'Italia… in un caff

L’aria di una città, la sua atmosfera, lo charme che la contraddistingue è dato, in ogni luogo, non solo dagli edifici e dalle strade, dai monumenti e dall’architettura o dalla pianta urbanistica adottata, ma anche e soprattutto dalla vita e dalla congerie di persone che queste mura sanno abitare, da quei tratti caratteristici che fanno riconoscere lo “stile” di un paese senza essere, in fondo, così particolari…
Si tratta di un tessuto cittadino fragile e indefinito, fatto di scorci e di tradizioni, di sapori e di odori, di suoni e di colori… difficile da cogliere, se si è distratti, difficile da preservare se si è frettolosi o troppo incautamente modernisti.
Di questo tessuto fanno parte a buon diritto le attività e i negozi che da decenni caratterizzano la città, che creano punti di riferimento, punti d’incontro e di appuntamento, certezze incrollabili… finché restano aperti.
Caffè e storia italiana. Due realtà profondamente legate visto che nel 1615 il caffè fu introdotto in Europa proprio dai commercianti veneziani che lo importavano dall’Oriente.

Per questo motivo Venezia fu la prima città italiana ad assaporare il gusto del caffè e divenne la patria delle prime “Botteghe del caffè” tra cui il celebre Caffè Florian (www.caffeflorian.com) fondato nel 1720, che ancora oggi si affaccia su Piazza San Marco ed è considerato il più antico d’Europa. Oltre a questo storico locale che fu frequentato da Goldoni e Casanova sulla piazza si affacciano altre due caffetterie storiche, il Caffè Lavena (www.lavena.it) frequentato da musicisti come Wagner e Liszt e il Gran Caffè Quadri (www.quadrivenice.com) amato da Lord Byron. Dopo Venezia la moda di bere “l’acqua negra bollente” si diffuse nelle principali città italiane dove si aprirono caffetterie frequentate da politici, scrittori e filosofi.

Torino vanta un buon numero di questi caffè storici che ancora oggi conservano intatto il loro fascino e che erano teatro soprattutto della vita politica cittadina. Il suggestivo Al Bicerin (www.bicerin.it) è uno scrigno di specchi e velluto come al tempo di Cavour, la Caffetteria Baratti & Milano (www.barattiemilano.it) è ornata di marmi, boiserie di legno e lo stemma di Casa Savoia; il Caffè San Carlo fu il primo locale italiano a dotarsi di illuminazione a gas e nel 1837 fu anche chiuso come sede di attività sovversive.

Trieste ha un rapporto profondo con questa bevanda sia perché accoglie alcuni tra i più suggestivi caffè storici italiani, sia perché è la patria di una grande realtà del settore come Illy che tra le numerose iniziative per promuovere la cultura del caffè ha istituito anche l"Università del caffè" rivolta sia ai professionisti che agli appassionati (www.unicaffe.it). Visitando locali dal fascino mitteleuropeo come il Caffè degli Specchi (www.caffespecchi.it), il Caffè Tommaseo (www.caffetommaseo.com), il Caffè San Marco si comprende come a Trieste il ritrovarsi al caffè sia ancora una consuetudine abituale di giovani e meno giovani. Non a caso ogni anno nel periodo natalizio viene organizzata la manifestazione “Le vie del caffè” con concerti e spettacoli teatrali ambientati nei principali caffè della città.

Padova non può mancare nella lista delle “città del caffè” per il suo celebre Pedrocchi (www.caffepedrocchi.it), il caffè senza porte che Stendhal definì il “migliore d’Italia” e che oggi è ritornato agli antichi splendori proponendo anche una serie di incontri culturali e qualificandosi come uno dei migliori ristoranti del Veneto.

Milano nel 1800 trasformò alcuni caffè in autentici scenari di dibattito culturale e politico. Ricordando alcune pagine di storia italiana oggi si può assaporare questa atmosfera sedendo tra i decori liberty del Caffè Zucca (www.caffemiani.it) in Galleria Vittorio Emanuele. Qui facevano le ore piccole Puccini, Verdi e Toscanini e il caffè venne ritratto da Boccioni nel celebre quadro “Rissa in Galleria”. Un’altra istituzione milanese è Cova in via Montenapoleone, uno dei locali-salotto più esclusivi della città che in passato fu un ritrovo di patrioti. A confermare la dimensione intellettuale che spesso caratterizza i caffè milanesi c’è l’esempio recente del Caffè Letterario di via Solferino 27 dove si possono sfogliare i libri messi a disposizione sui tavoli, prenderli in prestito a casa, portare i propri e innescare una rete di commenti.

Firenze è una tappa interessante di questo itinerario italiano al sapore di caffè grazie al Gran Caffè Giubbe Rosse (www.giubberosse.it) che deve il proprio nome alle divise fiammanti dei camerieri secondo lo stile viennese. Anche questo locale ebbe il proprio “battesimo di fuoco” dal punto di vista culturale con una rissa memorabile tra Futuristi di Milano e i Vociani fiorentini. Ancora il locale mantiene viva la propria identità culturale con iniziative come gli “Incontri letterari” del mercoledì.

Roma considera il Caffè Greco (www.anticocaffegreco.it), a pochi passi da Piazza di Spagna, uno dei simboli del proprio fascino eterno. Le proprietà corroboranti del caffè qui accesero le migliori menti degli ultimi due secoli. Addirittura si dice che se lo frequentasse un cardinale potrebbe anche diventare papa come accadde a Leone XIII. In città ci sono altre realtà contemporanee che hanno puntato sul binomio caffè-cultura. E’ il caso del Caffè Letterario (www.caffeletterarioroma.it) del quartiere Ostiense, un progetto polifunzionale con aree dedicate al design, un “bibliocaffè”, e anche una sede di produzione televisiva.

Napoli vive la propria identità in simbiosi profonda con il caffè, una bevanda di culto celebrata da canzoni, film, grandi interpreti come Edoardo de Filippo e Totò. Eppure qui il caffè si diffuse solo nell’800 con la comparsa dei “caffettieri”, venditori ambulanti che giravano le strade all’alba portando contenitori pieni di caffè e un cesto con zucchero e tazzine. Nello stesso periodo comparvero le caffetterie sullo stampo di quelle sorte nelle altre città d’Italia e d’Europa. Un esempio splendido è il Gran Caffè Gambrinus (www.caffegambrinus.com) quasi una pinacoteca nel cuore della città grazie alle opere di alcuni tra i maggiori artisti dell’epoca.

A cura della redazione