Petrosyan: l'arte di combattere per passione

 

 

 

Kickboxer tra i più forti al mondo: Giorgio Petrosyan, classe 1985, nel 2009 e ancora nel 2010 ha vinto il titolo internazionale nel circuito K-1 Max, categoria 70 kg. Tra un allenamento e l’altro in vista della Glory World Series, famosa lega mondiale di kickboxing e arti marziali che ha vinto lo scorso 3 novembre al Palalottomatica di Roma, Giorgio ha trovato il tempo di rispondere alla nostra breve intervista.

 

Vuoi provare a descriverci la bellezza del tuo sport, la  kickboxing?

Ho cominciato da piccolo a praticarla, a me piace combattere e per me rappresenta tutto: sport, passione e lavoro. Fin dagli inizi – ed ero un ragazzino – avevo in testa che era questo ciò che volevo fare, ben deciso ad impegnarmi seriamente. Ho la possibilità di stare in un ambiente molto bello, dove c’è rispetto e dove si impara da subito a confrontarsi con regole precise, il che aiuta a crescere. Certo, ci si fa anche male, ma fa parte del gioco, come in tutti gli sport e quando finisce l’incontro l’avversario non è un nemico, ma una persona e un atleta come me.

 

Da quando hai 24 anni sei fra gli artisti marziali più forti al mondo, grazie ai due titoli conquistati consecutivamente. Al di là dei vantaggi economici, in cosa ti ha arricchito questa disciplina?

Ho capito che non c’è niente di impossibile. Ai soldi non penso, quando sono sul ring mi preoccupo solo di finire bene quello che ho cominciato in palestra, allenamenti quotidiani molto duri (corda, piegamenti, squat, pugni al sacco…) che rappresentano la vera fatica.

 

Recentemente il ciclista Lance Armstrong è stato squalificato per doping, con revoca dei sette Tour de France vinti. Quanto è diffuso nel tuo ambiente l’uso di sostanze illecite?

È possibile che qualcuno le utilizzi, ma non ho mai assistito a situazioni del genere e, anzi, ci tengo a dire che per quanto mi riguarda la mia forza è data solo dalla tecnica di combattimento.

 

E che tecnica usi?

Osservandomi si capisce che preferisco usare gli spostamenti, invece del faccia a faccia con avversari che magari pesano più di me: può capitare che passino dai 70 kg della verifica del peso agli 80 kg del combattimento, dovuti all’accumulo di liquidi.

 

Ormai sei naturalizzato italiano, ma sei nato e cresciuto in Armenia. Quanto è forte il legame con la tua terra di origine?

Sono arrivato in Italia, unico paese per cui combatto, a 13 anni e da allora non ci sono più tornato. A casa parlo in armeno, ma a parte ciò tutto il resto è un ricordo. 

 

C’è ancora qualche obiettivo che ti manca?

Beh,  direi vincere il più possibile.

 

di Alessandro Paccosi