Notti senza confini: la notte della Taranta

 “Noi dobbiamo liberarci dei fantasmi della storia, dei nostri stordenti sensi di inferiorità e di marginalità e di perifericità, accettare che siamo come gli altri, né meglio né peggio, eccellenti uomini qualunque del mondo, questa è la rivoluzione che ci toccherà fare un giorno prima o poi”. Questo passo tratto da “Sardinia Blues” di Flavio Soriga, mi ha fatto riflettere sull’ “etno-vittimismo” (se così si può dire), la chiusura e l’auto mortificazione storico-culturale a cui, noi meridionali, ci siamo condannati e che non riusciamo a fare a meno di rivendicare quando ci si chiede di fare forza sulle nostre capacità individuali. Lo scorso Sabato sera, 28 agosto 2010, a Melpignano, in provincia di Lecce questa rivoluzione a cui Soriga ci invita sembrava fosse finalmente avvenuta. Alle 22.30 il concertone della Notte della Taranta, meta estiva di migliaia di persone provenienti da tutta Italia, e  non solo, ci offriva il suo magico scenario musicale. Il Salento per qualche ora ha abbandonato la sua immagine di penisola fatta per le vacanze economiche e felici, di vita media e lavoro malpagato per riacquistare la sua identità primordiale di terra di mezzo, crocevia di popoli e tradizioni che in passato si incontrarono e in questa notte di fine estate rimescolavano voci, suoni, e danze dell’est, indigene e tribali sotto l’elegante e gentile guida del maestro concertatore Ludovico Einaudi, che con indiscussa maestria ha fatto commuovere e saltare i 120.000 spettatori che hanno deciso di vivere questa magica notte on the road.
Einaudi, già conosciuto per le sue eccezionali doti di musicista, più di tutti è riuscito davvero nella rivoluzione unendo sul quel palco degli “eccellenti uomini qualunque del mondo”: la cantautrice portoghese Dulce Pontes, le note popolari rumene di Taraf De Haïdouks, il raggae nostrano dei Sud Sound System, Savina Yannatou, e Les Tambaours du Burundi che hanno letteralmente mandato la folla in visibilio. Non dei comuni percussionisti: ma 20 ballerini musicisti che entrano in scena portando i loro tamburi in equilibrio sulla testa, ognuno di loro è un solista a turno, ed instaura una sorta si battaglia simile a quella degli odierni rapper, in bilico tra regola e spontaneità non solo nei suoni ma anche nelle acrobazie. E anche il semplice tamburello salentino talvolta confinato nella sua  marginalità territoriale aveva una luce diversa nella grande orchestra della Notte della Taranta che grazie alla particolarità dei suoi suoni ormai gira il mondo da anni.
Il giorno dopo l’approvazione e la soddisfazione era nell’aria. Lo stesso Ludovico Einaudi ha dichiarato di essere rimasto stregato dalle voci salentine e dalla abilità dei musicisti di questa terra. Anche Nichi Vendola, presidente della regione Puglia, dimostratosi nei giorni precedenti ottimista e fiducioso nella riuscita della manifestazione, ha affermato: “La notte della Taranta è la colonna sonora della crescente consapevolezza che un territorio quanto più si internazionalizza tanto più può far vivere al meglio la propria tradizione”.

 

Roberta Cesari