Nelle terre della Contessa

Le proprietà della Contessa erano protette da un poderoso sistema, fortificato dalla famiglia degli Attonidi, da cui Matilde discendeva, e i castelli che rafforzarono le difese tra il fiume Taro e Reno divennero presto simbolo di autorità. Sull’Appennino reggiano è molto visibile come le linee difensive si svilupparono su differenti quote altimetriche: Canossa, ad esempio, era su una linea di difesa intermedia mentre Bianello, affacciandosi direttamente sulla pianura, affrontava per prima il nemico proveniente dal nord.
La bellezza storica e naturalistica del paesaggio e la volontà di preservare questi beni ha spinto l’organizzazione della gara a un primato che si ripete per il terzo anno consecutivo: Terre di Canossa International Classic Car Challenge è infatti la prima gara di auto storiche a “Emissioni Zero” che ha come obiettivo la tutela delle aree coinvolte nel percorso di gara svolto dai 111 equipaggi. Luigi Orlandini – presidente dell’associazione Scuderia Tricolore, che organizza e gestisce il GP – spiega così le ragioni di questa scelta: «Le auto storiche sono un patrimonio da preservare così come lo è il nostro meraviglioso pianeta. Se pure le emissioni complessive di tutte le auto storiche sono del tutto irrilevanti a livello planetario rispetto a quelle derivanti da trasporti, energia, industria e allevamento, ci sembra giusto e doveroso fare la nostra parte per l’ambiente in cui viviamo: i nostri equipaggi hanno potuto così lasciare la traccia delle proprie ruote sulle belle strade d’Italia, senza rilasciare emissioni dannose per il clima». L’interessante progetto a cui aderisce Terre di Canossa si chiama CarbonZero – concepito e sviluppato da Studio Alfa – e consente un’elaborazione delle emissioni legate all’iniziativa e propone soluzioni immediate di carbon management.

Due sono gli interventi specifici che conferiscono un valore aggiunto a questa gara di appassionati e collezionisti: il primo è diretto e riguarda una selezione preventiva di fornitori al fine di ottenere una riduzione dell’impatto am-bientale lungo tutta la filiera; il secondo inter-vento è indiretto e presume la piantumazioni di alberi in aree selezionate al fine di compensare le emissioni di anidride carbonica.