Lisbona

Volevo scegliere una destinazione di viaggio romantica e rilassante dove recuperare le forze per iniziare bene il 2009. Mi sono ricordata di Lisbona che avevo visto qualche anno fa. Avevo sempre voluto ritornarci. 30 minuti per prenotare volo e hotel. Pronti. Si parte.Dalla fondazione fenicia fino ad oggi, Lisbona (al-Ushbuna, in arabo) ha avuto un passato altalenante tra gloria e decadenza. In posizione strategica sulla riva del fiume Tejo, dove i mercantili commerciali si rifornivano tra il Mare del Nord ed il Mediterraneo, è stata teatro di importanti avvenimenti degli ultimi secoli.

Oggi, anche se gli occhi dei lisboetas mirano al futuro, la città continua dolce e melanconica come l’ho conosciuta. Lisbona è un labirinto di sorprese, di angoli intimi. Va vista anche dall’alto, va assaporata con calma, così come va conosciuta la sua gente. Non ho visto traffico o folla a Lisbona. La città silenziosa anche nel Centro offre grazia e tranquillità svelando i suoi segreti.

 

Il nostro viaggio inizia uscendo dall’hotel, il Britania, davvero speciale, atmosfera amichevole e servizio impeccabile, in originale stile Art Deco; localizzato in posizione ottimale e tranquilla, vicino ai luoghi segnalati dalle guide e ben collegato al centro città. Non potevo aver fatto scelta migliore. Posate le valigie abbiamo percorso a piedi il più lungo e animato viale di lisbona, l’Avenida da Liberdade, tra negozi di lusso, griffe e ristoranti di ricercata cucina, ci siamo incamminati verso L’Elevador da Glória. L’antica funivia (1885) lega la Baixa al Bairro Alto e, saliti i 265 metri, ci siamo fermati al belvedere di São Pedro de Alcântara, per ammirare la città immersa in un respiro calmo e profondo.

Siamo riscesi a piedi verso il Rossio e per la strada siamo passati per il Largo da Trindade, dove spicca una statua in onore ai Cauteleiros, ovvero i “venditori di biglietti della lotteria”. Oggi questi si trovano ancora lì nei pressi della statua e, dopo avervi presentato i premi della settimana, possono raccontarvi fantastiche storie su Lisbona e i suoi segreti.

Il Rossio è la più bella piazza, dove si trovano il Teatro Nacional D. Maria II con i suoi bei caffè e l’incredibile stazione dei treni in stile neomanuelino, che vale davvero la pena di visitare.

 

Ristorati dalla sosta abbiamo continuato la passeggiata fino all’Elevador de Santa Justa, un ascensore inaugurato nel 1902, allora funzionante a vapore, che congiunge il Bairro Alto alla Baixa (il centro). Accoglie nella sua torre un caffè con un terrazzino accessibile da una stretta scala a spirale, da dove si gode di una bella vista dal Tejo al Castelo de São Jorge.

Un giro intorno alla Praça do Comércio, conosciuta anche come “Terreiro do Paço” passando sotto gli archi dei palazzi dei ministeri, con fermata sul fiume per ammirare la festa dei gabbiani. Sulla piazza si incontra il caffè Martinho da Arcada, uno dei preferiti di Fernando Pessoa, che ha lì il suo tavolo perennemente prenotato.

Fernando Pessoa (1888-1935) è uno dei poeti più amati, uno dei più rappresentativi del XX secolo. Per conoscere l’anima di Lisbona, direi del Portogallo, immergetevi profondamente in uno dei suoi libri. Personalità enigmatica, Pessoa ha creato tre eteronomi, tra cui il più famoso Ricardo Reis, un medico monarchico nato a Porto, e emigrato in Brasile nel 1919. É suo il poema sull’epitaffio del poeta sepolto nel Mosteiro dos Jerônimos a Belém. Un’opera che mi ha fatto tanto emozionare durante questi giorni a Lisbona:

 

Para ser grande, sê inteiro:/ nada Teu exagera ou exclui./ Sê todo em cada coisa./ Põe quanto és no mínimo que fazes./ Assim em cada lago a lua toda brilha,/ porque alta vive.”

Per essere grande, sii intero:/ niente di tuo esagera o escludi./Sii tutto in ogni cosa. Poni quanto sei nel minimo che fai./ Come in ogni lago la luna intera brilla,/ perché alta vive”

 

Passando sotto l’Arco Triunfal si entra nella Rua Augusta, una via commerciale molto movimentata. Ci siamo allungati per la Rua dos Bacalhoeiros fino alla curiosa Casa dos Bicos e qui ho trovato un’altra chicca: l’antico e grazioso negozio “Silva & Feijó”, che vende i prodotti biologici del Museu do Pão, oli premiati e formaggi esclusivi tipici della regione. Sulla Rua Augusta, ho scoperto anche un raro negozio di abbigliamenti vintage, “A Outra Face da Lua”, tutto a partire dagli anni ‘50, dove ho comprato delle calze old vintage con la vecchia cucitura dietro le gambe.

Alla fine della Rua Augusta, ci siamo fermati per una tazza di tè con Bolo Rei nella famosa Confeitaria Nacional. Era solo una breve pausa per continuare nello shopping: questa volta sotto la stella dell’alcool e del delizioso vino portoghese, nell’enoteca Manuel Tavares.

Lì basta chiedere per ricevere una preziosa lezione sui vini portoghesi e conoscere il Quinta do Noval, raccolta 1963, di sole uve della zona del Douro: il più raro Porto del mondo, in bottiglie da € 4.350,00.

I mezzi di trasporto a Lisbona sono comodi con un’efficiente metropolitana, ma il bello è visitarla con gli eléctricos (tram). Così, abbiamo preso l’eléctrico 15 (direzione Algés), nella Praça da Figueira, per andare a Belém. La gente del posto l’ha soprannominata “benedetta”, perché ha resistito ai terremoti che distrussero Lisbona e perché c’è sempre il sole anche se in città è freddo e piove. Qui, per sicurezza, l’imperatore si trasferì lì con la famiglia, dopo il sisma del 1755.

 

Visitate l’interessante Museu Nacional dos Coches, un palazzo storico costruito nel 1726 come scuola di equitazione. Ospita ora originali, imponenti e impressionanti carrozze che raccontano i tre secoli dell’epoca aurea della monarchia portoghese. Di fatto, il percorso espositivo finisce con la carrozza dove si commise l’assassinio del re Carlos I, nipote di Vittorio Emanuele II, proprio dentro uno di quei coches.

Qualche passo avanti e troviamo il Palácio Nacional de Belém (1559), autorevole costruzione comprata nel sec. XVIII da Dom João V, che si arricchì con l’oro brasiliano. Fu residenza del re Dom. José I e oggi della Presidenza della Repubblica. 

Poco distante il Mosteiro dos Jerónimos e la sua chiesa sono uno spettacolo particolare. Una visita emozionante: per chi conosce i grandi personaggi portoghesi lì onorati, ma anche per la sua incredibile bellezza e perfetta conservazione. Prima di entrare nel Monastero, uscendo dalla pasticceria, attraversate la strada e godetevi la pace del giardino Vieira Portuense, con le sue antiche case colorate dei pescatori di merluzzo, oggi trasformate in piccoli ristoranti.

 

Poca gente sa che Belém nasconde un quartiere residenziale moderno e ricco, accessibile con un trenino che ha una fermata proprio all’uscita del monastero. Il quartiere ospita tante ambasciate e un curioso Eremo del 1514, dal quale si gode di una vista speciale: la cappella di São Jerònimo. Dicono che nei secoli d’oro, i navigatori portoghesi scopritori di mondi, lì si fermavano a chiedere la benedizione per la partenza e ringraziare per il loro ritorno. Oggi, quasi sempre chiusa, è luogo di cerimonie riservate ai privilegiati.

La Torre de Belém (1514) è una di quelle preziosità che non si possono non vedere. Piccola costruzione di grande storia, fu fortezza, castello, dogana, telegrafo, faro, prigione. Dal 1983 è meritatamente classificata patrimonio dell’umanità dall’Unesco.

Il sole comincia a tramontare e, dopo una pausa in un simpatico bar tutto vetrato sul molo, ci siamo diretti al grandioso Monumento dos Descobridores. E proprio qui, in mezzo al Tejo, tra la sagoma della Torre e delle navi, il sole decide donarci il suo splendore. Prima dipingendo l’acqua di rosso intenso, poi, senza fretta, lasciando la luna riflettersi ed illuminare la sera. Approfittando della prossimità alle docas ci siamo diretti per un aperitivo alla graziosa Doca de Santo Amaro, attracco di piccole imbarcazioni da diporto. Davanti a noi abbiamo il Cristo Rei tutto illuminato, in alto, il Ponte 25 de Abril e, sopra, un cielo stellatissimo che ci annunciava la prossima giornata di sole. Dalla Praça Martim Moniz siamo saliti sull’eléctrico 28, il più caratteristico tram di Lisbona, già da se un’attrazione turistica, fino al Largo da Graça; pittoresco angolo lisboeta che raccoglie una chiesa e un belvedere.

Siamo scesi verso la chiesa São Vicente de Fora (1582), santo patrono della città, ed il monastero agostiniano adiacente, che conserva una cisterna del sec. XVI, rovine dell’antico chiostro e azulejos del sec. XVIII.

Scendendo un altro po’ a piedi, si trova il Pantheon, dove, tra le personalità importanti, è sepolta la più famosa cantante de fado, Amália Rodrigues. In alternativa, potete risalire sul tram 28 davanti al monastero e proseguire in direzione del Castelo de São Jorge.

 

Scendendo alla fermata del suggestivo Largo das Portas do Sol, seguendo la linea del tram, qualche passo più avanti, troverete la piccola chiesa e il belvedere di Santa Luzia, dove si completa il panorama del Tejo e dei tetti dell’Alfama. Un luogo invitante, per qualche minuto di riposo prima di salire al Castello. Osservate gli antichi azulejos della base del pergolato e il pannello steso sulla parete della chiesetta che mostrano i cristiani mentre attaccano il Castello e la Praça do Comércio prima dei terremoti.

Il quartiere di Alfama (dall’arabo al-hamma), sulla collina de São Vicente, è il più antico e tipico di Lisbona, conosciuto per le sue “!case di fado”. Le vie molto strette e le case semplici sono il risultato dell’influenza della cultura musulmana, in cui gli spazi pubblici sono meno importanti e il valore delle case sta nel loro interno.

Passeggiando per l’Alfama, diretti alla Catedral da Sé, siamo entrati per un tè con torta sacher nel Pois Caffè, ex magazzino trasformato in un riposante locale da due amiche austriache decise a cambiare vita.

Non vedevamo l’ora di ritornare al divertente eléctrico 28, ma prima una visita alla grandiosa Catedral da Sé, unico esempio di architettura romanica rimasta a Lisbona, con qualche ritocco in stile gotico nel chiostro, dopo i diversi danni sismici subiti. La cattedrale ospita la “Natività”, minuziosissima scultura in terracotta di Machado de Castro.

Di nuovo sul 28, direzione Chiado e Bairro Alto, area di negozi, punto d’incontro tra moda e design antichi ed attuali. Nei pressi dell’antichissimo caffè “A Brasileira”, dove si siedono tutti per una foto “insieme” a Fernando Pessoa, ho trovato “A Vida Portuguesa”: un interessante negozio che raduna prodotti nazionali alimentari, cosmetici e tessili di fabbricazione e imballaggi immutati da secoli. A proposito, il poeta nacque proprio al Chiado, nel Largo de São Carlos 5, dove la casa è segnalata da una targa e un’originale statua.

Durante il tranquillissimo volo di ritorno, sentivo i muscoli delle gambe tirare, ma era una sensazione piacevole e avevo la testa lieve e libera come nel poema:

Ai que prazer/ não cumprir um dever./Ter um livro para ler e não o que fazer!

Ah che piacere/ non compiere un dovere./ Aver un libro da leggere e niente da fare!  


 

 

 

Kelly Jones

 

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