L’importanza di essere Frank

–              Ha mai pensato “non ce la faccio, mollo tutto”?

No, non l’ho mai pensato. Eppure le condizioni di vita mi spingevano in quella direzione. Alla fine, nella vita non devi mai mollare perché se veramente lo vuoi un’occasione per rialzarti in piedi riesci a trovarla. La Lotta assomiglia un po’ alla vita, puoi anche finire per terra, ma l’importante è rimettersi in piedi, sempre.

–              A Cuba venne squalificato perché pesava 100 grammi di troppo. Che conseguenze ha avuto nella sua vita e nella sua testa?

-E’ un provvedimento che ha avuto delle conseguenze devastanti, almeno all’inizio. Da un giorno all’altro mi sono trovato senza niente, in mezzo a una strada, senza un lavoro, senza una prospettiva, senza la possibilità di combattere: ero smarrito perché combattere era l’unica cosa che sapessi fare in quel momento. E’ stata dura, ho vissuto giorni difficilissimi, poi fortunatamente ho avuto la possibilità di venire a combattere in Italia, e tutto ciò mi ha cambiato la vita.

–              Come è stato l’impatto con l’Italia? Porterebbe qua qualcosa da Cuba?

L’impatto con l’Italia è stato difficile, ma al tempo stesso molto bello. Ero giovanissimo, lasciavo casa mia, i miei amici, il mio mondo per rimettermi in gioco dall’altra parte del pianeta. Qui ho trovato una famiglia e una federazione (la Fijlkam) che mi hanno accolto nel migliore dei modi, mi hanno subito fatto sentire a casa. Amo l’Italia, mi sento italiano al 100%, mi sono inserito benissimo. Questo Paese mi piace, mi piace il modo in cui si mangia, mi piace la moda. Da Cuba mi sarei portato dietro il calore delle persone: lì i rapporti sono più caldi, c’è maggiore familiarità, le frequentazioni e le amicizia vengono vissute in maniera differente.

–              Che ricordi ha di Rio?

Rio è un ricordo doloroso, sportivamente e fisicamente parlando. Quasi nessuno sa che durante la semifinale ho avuto una lussazione al gomito sinistro. Quando ho finito il combattimento avevo un dolore insopportabile, sono andato dal medico e gli ho chiesto di fare qualcosa… non avrei potuto affrontare la finale per il terzo posto in quelle condizioni. Alla fine sono riuscito a combattere e a vincere cambiando impostazione e tattica. Avevo una grande adrenalina addosso, ma appena ho concluso il combattimento il dolore è tornato più forte di prima….

–              Quanto è stato difficile vincere il titolo mondiale nella categoria 70kg? Questa medaglia ha cancellato la “delusione” del bronzo olimpico?

Sembra quasi uno scherzo parlare di una delusione olimpica. Ci sono atleti che lavorano per tutta la carriera per arrivare a vincere un bronzo olimpico, e io guardo quella medaglia come una delusione. Ma è così. Avevo vinto l’Europeo e Mondiale, e la medaglia d’oro a Rio mi sembrava la logica conseguenza del mio percorso. La delusione è stata tanta, questo pensiero mi accompagnerà fino a Tokyo 2020. Perché l’oro olimpico – in questo momento – è l’obiettivo della mia vita. La vittoria del Mondiale non mi ha ripagato perché un Mondiale è diverso da un’Olimpiade anche se paradossalmente è più difficile. Vincere non è mai facile, in quest’ultima occasione lo è stato ancor meno. Dopo le Olimpiadi ho deciso di cambiare categoria di peso, e quindi mi sono dovuto confrontare con atleti più prestanti, avversari che avevo avuto modo di conoscerli solo attraverso le immagini dei loro combattimenti.