La Saab chiude i battenti

Cala il sipario sulla Saab. Il brand svedese cala la saracinesca e pone fine ad un’attività che ha ottantadue anni alle spalle.
Le trattative per la vendita all’olandese Spyker, infatti, sono naufragate e la Saab sarà progressivamente chiusa. Un provvedimento non senza conseguenze e che riguarderà tra i tre e i quattro mila posti di lavoro in Svezia. Sulla carta stampata, però, si parla già di numeri ben maggiori, vicini agli otto mila lavoratori che si ritroveranno senza lavoro.

 

Il governo di Stoccolma ha espresso la propria “tristezza” per il fallimento della trattativa ma ha ribadito per l’ennesima volta che non interverrà a sostegno della casa automobilistica, nonostante la decisione di Detroit non è un buon manifesto elettorale per la coalizione di centrodestra, già accusato da più parti di non aver fatto poco per garantire un futuro alla Saab.

 

La chiusura della Saab non è una bancarotta o una forzata liquidazione, tiene a precisare General Motors, che ha anche aggiunto che saranno comunque rispettati gli impegni sul fronte del debito. Il procedimento che porterà alla chiusura infatti avverrà in modo ordinato e sarà condotto in collaborazione con la stessa Saab.
In passato diversi brand si erano interessati all’acquisizione della casa svedese, tra cui la connazionale Koenigsegg, produttrice di auto sportive.

 

La Saab, acronimo di Svenska Aeroplan Aktie Bolaget era nata nel 1937 come azienda specializzata nella produzione di aerei. La prima auto era arrivata solo al termine della seconda guerra mondiale, quando l’azienda aveva iniziato a diversificare la propria attività. Il top della popolarità negli anni ottanta con la 900, picco di successo prima del lento ma inesorabile declino, culminato lo scorso anno con una perdita netta di 270 milioni di euro ed una quota di mercato di appena lo 0,4% tra le auto europee. Nel 1990 era passata sotto l’egida General Motors che ne aveva rilevato il 51% del marchio.
W.A.