La moda affila le armi

Da sempre il tessile-abbigliamento è un settore nevralgico per l’Italia. I numeri parlano chiaro: la moda vanta 513 mila addetti e 18,8 miliardi di valore aggiunto. 

Nonostante il periodo di crisi mondiale il saldo commerciale, infatti, è cresciuto dell’1,7% in totale e del 17,6% considerando soltanto i Paesi extra Unione Europea.

Una delle sue principali caratteristiche sono i tempi di reazione più veloci di altri settori, come ha sottolineato Michele Tronconi nel corso dell’assemblea di Smi (Sistema Moda Italia) che l’ha eletto presidente all’unanimità: "Una capacità di rispondere agli stimoli che può risultare preziosa per rimettere in moto la circolazione del reddito. Per questo non vorremmo restare oscurati nel momento in cui tutti reclamano aiuti dallo Stato".

 

Sulla stessa linea anche Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria: "Nel tessile-abbigliamento l’Italia è il secondo esportatore al mondo dopo la Germania. Dobbiamo valorizzare questo asset e uscire dalla crisi con un Paese più competitivo".

"Bisogna dare fiducia alle aziende, aiutarle a investire, sostenerle fiscalmente - ha specificato la Marcegaglia - Ma la priorità delle priorità è garantire credito alle imprese. I segnali che abbiamo sono di spread in aumento e difficoltà sempre maggiori".

Le difficoltà ovviamente non mancano e spesso arrivano a mettere in crisi i rapporti tra clienti e fornitori. Rapporti che alcuni definiscono addirittura "da far west": i tempi di pagamento si dilatano sempre più e, in certi casi, aziende di distribuzione pretendono di restituire al fornitore l’invenduto in modo da alleggerire il proprio bilancio.

Tronconi però ha le idee chiare e traccia la via: "Dalla crisi di fiducia che sta sconvolgendo i mercati si esce solo tornando a rinsaldare i legami fiduciari tra cliente e fornitore in modo selettivo". Il neopresidente di Smi ha poi annunciato un’importante iniziativa: "Tramite Confindustria abbiamo richiesto che la marcatura d’origine obbligatoria per le merci di provenienza extra Unione Europea venga messa all’ordine del giorno del prossimo consiglio UE per l’approvazione definitiva".

Non tutti però sono disposti a sposare questa linea e la certezza di avere la maggioranza è tutt’altro che scontata. La Germania sta guidando il fronte del no, ma la situazione è in continuo itinere e la Gran Bretagna potrebbe appoggiare la richiesta.

 

I mercati esteri potrebbero essere l’unica possibilità di un futuro forte e duraturo. Ne è convinto il vicepresidente di Confindustria Paolo Zegna che ha spiegato: "Su questo fronte ci sono ancora troppi timori da parte degli imprenditori. Su 4 milioni di aziende italiane, solo 196 mila sono radicate all’estero. Dobbiamo guardare al mondo, non per quello che può dare subito ma per le prospettive che offre".

Non tutti però condividono lo scenario nero prospettato dalla maggioranza degli operatori del settore. Secondo l’economista Marco Fortis la situazione italiana non è tra le peggiori: "Abbiamo un debito pubblico elevato mentre è basso il debito delle famiglie - ha dichiarato sulle pagine di Il sole 24 ore - Molti altri Paesi, entrati in crisi per un debito privato insostenibile, alla fine della crisi, che sarà forte in Italia ma lo sarà di più nei Paesi che l’hanno generata, avranno anche un debito pubblico alto. Per il sistema moda nazionale si profilano un 2009 e un inizio di 2010 di difficoltà ma si deve resistere: gli altri Paesi sono messi molto peggio".

 

Daniele Battaglia

 

www.sistemamodaitalia.it