“La mia vita da Masterchef” – L’intervista a Valerio Braschi

E’ il sesto Masterchef italiano, sogna un duello ai fornelli con tutti gli altri vincitori del popolare programma, ha proposto i suoi piatti in giro per mezzo mondo e sogna di diventare uno chef stellato. Valerio Braschi è uno dei talenti emergenti della cucina italiana, ha ben chiari i programmi per il suo futuro professionale ma è consapevole che per raggiungere gli obiettivi dovrà lavorare, cucinare, e non sentirsi mai arrivato.

La strada tracciata, partita da Santarcangelo di Romagna, però è quella giusta e, considerando che Valerio ha appena 21 anni, possiamo già immaginare per lui un grande avvenire tra i fornelli. Personalità, carisma e un pizzico di spensieratezza (o incoscienza, che a quest’età non può mancare): questa è la ricetta di un Valerio che si è fatto conoscere al grande pubblico grazie ai suoi piatti proposti a Masterchef, ma che è diventato anche personaggio con i simpatici confronti verbali avuti con Cracco, Barbieri e compagnia.

A poco più di un anno di distanza dalla messa in onda del trionfo nella cucina più famosa d’Italia Valerio è un cuoco più maturo, consapevole dei propri mezzi e ancor più determinato a perseverare nel suo percorso. Tra pochi giorni sarà protagonista a Orte in un stand gastronomico. Invitato dal comitato festeggiamenti della classe 1978 (qui la loro pagina Facebook) Valerio si presenterà agli appassionati di cucina o semplicemente buone forchette, dispenserà consigli e, magari, rivelerà qualche segreto che lo ha reso uno dei più grandi talenti della cucina italiana. Per non perdersi la possibilità di incontrare il più giovane Masterchef italiano della storia del programma, l’appuntamento è per il 12 giugno alle ore 20:00 presso Piazza Giovanni XXIII.

Come è cambiata la tua vita dopo Masterchef?

La vita dopo Masterchef è completamente cambiata, ora ho la possibilità di studiare cucina e fare cucina , che del resto è il mio sogno , ma in più ho avuto anche la possibilità di viaggiare tanto e imparare tanto da ogni mio viaggio in Italia e all’estero

Quanto è diverso quello che vediamo in tv da quello che effettivamente accade nella cucina di Masterchef?

Il programma è tutto realistico, i tempi delle gare sono quelli e le sorprese che si vedono in tv sono sorprese anche per noi, forse l’unica cosa che cambia è il tempo che passa fra la fine della gara e l’assaggio, li passano svariate ore…

E quanto è diverso quello che vediamo in tv da quello che accade in una vera cucina?

Nella cucina di Masterchef devi fare un piatto perfetto, in un ristorante viene preparato un quantitativo ben diverso e inoltre bisogna imparare anche a salvaguardare gli ingredienti in modo che durino più tempo possibile.

Sei stato anche invitato a fare uno stage da Barbieri…

Ma non ci sono stato, non c’erano i presupposti per farlo. Avevo una marea di date firmate e non ho potuto. In compenso ho fatto tantissima esperienza in giro, arrivando persino a cucinare in India a Nuova Dehli per l’ambasciata.

Sei anche tornato in trasmissione, stavolta da giudice. Che effetto ti ha fatto stare dall’ altra parte?

Mi è piaciuto un sacco tornare, magari sarebbe bello partecipare di nuovo come concorrente per scontrarmi contro gli altri vincitori. Spero succeda prima o poi , ma per ora non è ancora contemplato…

Vittoria a parte, cosa ricordi con più piacere di quella esperienza?

L’esperienza, le cose che ho imparato e le persone che ho conosciuto, che si sono rivelati, in parte, grandissimi amici che faranno sempre parte della mia vita…

Cosa ne pensi, in generale, dei talent, contest o programmi di cucina?

Fanno appassionare le persone alla cucina, quindi vanno bene. Ovviamente la vita in cucina è completamente diversa da quella che si vede in tv…

Negli ultimi anni in Italia c’è stata una vera contaminazione di cucine di altre culture (giapponese, cinese, indiana ecc…). Pensi che la nostra cucina stia perdendo la sua identità oppure riuscirà a resistere a queste “invasioni”?

La cucina italiana non verrà mai contaminata, manterrà sempre la sua identità: tradizionale, saporita e diversa per ogni regione. Le persone ora voglio provare anche qualcosa di nuovo, ecco il perché della contaminazione della cucina giapponese, indiana etc etc. La nostra cucina però è quella e rimarrà sempre quella.

3 doti che uno chef, o comunque un cuoco ambizioso, deve avere?

Sicuramente passione, talento e carisma

Come si vede Valerio tra 10 anni?

Conto di lavorare in un locale mio e avere una stella Michelin. So che è durissima ma voglio perseverare!

Cucina a parte, altre passioni?

Sport, amo tantissimo il calcio e tifo Modena e Juventus. In inverno mi appassiona lo sci, solo da praticare e non da guardare. Amo il basket, ho giocato per 16 anni e lo adoro ora e per sempre. Ultimi ma non ultimi gli amici, per me sono importantissimi.

Una ricetta di un tuo piatto che vuoi condividere con i nostri lettori?

Di recente ho preparato dei cappelletti di melanzane e cumino con crema di pomodori confit, salsa di mozzarella di bufala e pane al carbone vegetale con basilico fritto. Top.

Per Valerio Braschi, cos’è la cucina?

La cucina è uno stile di vita, non un lavoro. Chi davvero ama questo mestiere sacrifica se stesso alla cucina e non guarda orari o pause. Va avanti, senza mai smettere di scoprire ed imparare.

 

Alessandro Creta