Intervista a Johnny Deep

Roma – “Ho accettato questo ruolo perché per la prima volta ho interpretato un “perfettino””. A dirlo è Johnny Deep, giunto a Roma a presentare The Tourist, da venerdì nelle sale distribuita da 01 in 450 copie. Il film, interpretato in coppia con Angiolina Jolie (che non ha potuto essere al suo fianco per gli incontri stampa, in quanto il suo aereo personale è rimasto a terra a Berlino), è una action-romantic-comedy, ambientata in una inusuale Venezia, diretta da Florian Heckel Von Donnersmark, regista dal nome altisonante che ha vinse l’Oscar per il miglior film straniero per Le vite degli altri. Johnny interpreta Frank Tupelo, un uomo qualunque che si trova invischiato, grazie all’incontro con una affascinante inglese, in una fitta rete di intrighi, passione e pericoli. Un film che trasforma una situazione banale in un vero giallo con un finale sorprendente. Un gioco di maschere (con molti attori italiani come Christian De Sica, Alessio Boni e Raul Bova) nel quale Johnny Deep ha saputo dosare il suo istrionismo in maniera esemplare. E come di normale è farsi ammaliare dal divo Johnny. Perché è proprio come te lo aspetti. Un divo, come deve essere, ma anche sobrio e molto glamour. Così, dopo quasi due ore di ritardo (a causa delle disavventure aree della Jolie),  Johnny arriva sorridendo con un cappellaccio in testa. Distintivo segno di charme, totalmente diverso dal personaggio sottotono e quasi dimesso che interpreta nel film.

Dopo tanti outsiders, trasgressivi è strano vederla in un ruolo da uomo “normale”…
Mi è piaciuto calarmi nei panni di Frank Tupelo, perché è totalmente diverso da me e dai miei soliti personaggi. Era da tempo che avevo il desiderio di interpretare un uomo qualunque:  un professore di matematica, una persona come tante. Un volto su un treno. E’ questa normalità lo rende diverso, perciò più strano: può avere dei tic, difetti, manierismi. Questa è stata per me la difficoltà maggiore. Esprimere la massima normalità di un uomo che non ha mai avuto esperienze particolari.

Quanto c’è di lei nei personaggi che interpreta?
Qualche ingrediente del mio essere c’è sempre. La quantità dipende da personaggio a personaggio. Non puoi salire sul set “vestendo” totalmente un ruolo. Altrimenti diventerebbe piatto… troppo sopra o sotto le righe. Per quanto riguarda al Frank del film mi sono ispirato ad un tizio che ho conosciuto in un viaggio. Era una persona normale, sempre con la valigia ben fatta, ma con la particolarità di fotografare  cose e cartelli stradali che evocassero il suo cognome.
L’istrionismo quindi fa parte di lei…
E chi afferma il contrario? Con tutti i registi con i quali ho lavorato ho espresso questa parte di me. Anche quando questo istrionismo è sottotraccia. Ogni personaggio deve avere un lato interessante, anche perché sul grande schermo non deve annoiare il pubblico. Deve essere accattivante, piacevole.

Ma non è mai entrato in disaccordo con i registi che l’hanno diretto?
Ogni regista ha una sua interpretazione del film e del personaggio. E quindi è normale che da attore ti trovi a limare certi “lati” del ruolo che ti hanno assegnato. A volte alcuni suggerimenti lo migliorano, lo fanno più credibile. Assimilabile al pubblico. Mettersi a litigare non serve. Anzi lo trovo controproducente. Perché se ti hanno chiamato per essere quella data persona è perché tutti si aspettano di vedere cosa sei capace di fare.

Come si è trovato a lavorare con Florian Heckel Von Donnersmark?
Bene, perché ha accettato dei miei suggerimenti per far diventare Frank più vero, credibile. Fin dall’inizio era convinto che le “cose” nel film dovessero accadere organicamente. Era fiducioso che tutto alla fine avrebbe preso forma. E così è stato…

Venezia in questo film è quasi un personaggio a se… cosa ne pensa?
Girare a Venezia è più di quanto si possa desiderare. E’ una città fantastica, magica, tanto che io quasi ogni sera dopo cena me ne andavo in giro, perdendomi nelle sue calli per godermi appieno la sua poesia.  C’è solo una cosa che ha turbato il nostro lavoro, ed e’ stato il fatto che i paparazzi costituivano una specie di muro ed erano costantemente all’inseguimento di Angelina Jolie

A quanti film rinuncerebbe per poter scrivere una canzone come Johnny B.  Goode?

A moltissimi. Però devo confessare che mi sarebbe piaciuto scrivere anche Sympathy For the Devil e Highway 61. Per adesso però mi accontento di far “cantare” la faccia che mi permette di vivere. Ma per quanto riguarda Johnny Be Goode… quella la lascio completamente a Chuck Berry.

Eppure molti pensano che lei sia più una rock star che un attore. E’ per questo che per ogni film dei “Pirati” continua ad imitare Keith Richard?
Continuerò ad imitare Keith Richards finché non diventerò Keith Richards.
 

Roberto Leggio