
Con il “regolamento di disciplina del limite massimo delle retribuzioni delle pubbliche finanze” , approvato il 10 giugno dal Consiglio dei ministri, il ministero di Renato Brunetta ha voluto stabilire un tetto alle retribuzioni pagate dallo Stato; un limite secondo cui si stabilisce che il trattamento economico dei pubblici dipendenti e consulenti della PA non sia superiore al compenso annuo del Primo Presidente della Corte di Cassazione, pari a 311mila euro.
Una misura attuata per garantire una maggiore politica della trasparenza, tanto osannata dal ministro Brunetta, e per porre restrizioni nei compensi dell’amministrazione pubblica.
Il principio alla base del regolamento, però, cozza con una serie di eccezioni, che quindi finiscono con il lasciar fuori dai restringimenti gli stipendi di molti manager e dirigenti pubblici. Il tetto, infatti, non riguarda gli stipendi (o le pensioni) nel loro complesso, ma solo gli emolumenti provenienti da incarichi extra. Il limite non andrà a incidere sulla retribuzione, ma solo su possibili ed aggiuntivi introiti pubblici derivanti da altre prestazioni.
Ma andiamo per ordine. Il regolamento, prima di tutto, “coinvolge coloro che percepiscono retribuzioni o emolumenti a carico delle pubbliche finanze in ragione di un rapporto di lavoro subordinato o autonomo”, compresi i contratti d’opera continuativa, di collaborazione coordinata e continuativa e di collaborazione a progetto; la misura coinvolge inoltre enti di ricerca, università e società pubbliche non quotate a totale o parziale partecipazione pubblica (quali Ferrovie e Rai).
Stabiliti i destinatari primari, compaiono − come anticipato − coloro i quali sono soggetti a eccezioni e che quindi sono svincolati dal limite fissato dal regolamento: in primis i dipendenti della Banca d’Italia e delle Autorità indipendenti, per i qual resta confermato quanto già previsto, ovvero il raddoppio del tetto.
Il testo regolamentare progettato da Brunetta propone, in più, l’aggiunta di ulteriori deroghe: è possibile venir meno ai limite del regolamento qualora si presentino “esigenze di carattere eccezionale e per un periodo di tempo non superiore a tre anni”, quindi nel momento in cui si verifichino eventi imprevedibili la cui gestione necessita di una prestazione lavorativa straordinaria. Così come vi è la possibilità di sottrarre al tetto le retribuzioni di 25 top manager di amministrazioni statali che ricoprano un elevato livello di responsabilità. Rientrano, ad esempio, in questa categoria Vittorio Grilli, direttore generale del Tesoro, e Mario Canzio, direttore generale dell’Economia, i quali percepiscono rispettivamente 518.978 e 516.057 euro annui, superando abbondantemente la soglia imposta dal ministro della PA.
Le attività non soggette a regolamento non terminano qui: restano fuori “le attività soggette a tariffa professionale anche non continuativa − arbitrati, perizie, collaudi, consulenze −, i contratti d'opera di natura non continuativa − vi rientrano determinati compensi televisivi −; i compensi degli amministratori delle società non quotate a totale o prevalente partecipazione pubblica e le loro controllate”.
La limitazione dei compensi dei superdirigenti è una norma attesa da tempo e che avrebbe dovuto essere in vigore già da due anni. Essa, infatti, nacque nella fase finale del Governo Prodi nel 2008, in cui ci si proponeva però di fissare un limite assoluto usando come parametro lo stipendio del magistrato più alto in grado (ai tempi 247mila euro). Tale misura fu però poi soggetta ad alcune criticità nell’attuazione, per essere in seguito congelata in attesa del regolamento attuativo.
Il lavoro sviluppato nel corso del biennio ha condotto ad una positiva novità, ovvero il costante monitoraggio da parte del dipartimento della Funzione Pubblica degli incarichi di tutti coloro i quali percepiscono appunto retribuzioni statali, anche di chi non supera il limite previsto. Analisi, questa, a cui seguirà una relazione annuale da presentare in Parlamento.
Secondo le prime stime 290 è il numero dei manager pubblici che dovranno sottostare alle limitazioni imposte dal tetto. Una restrizione pensata per porre un freno ai sostenuti stipendi dei dirigenti pubblici, un taglio che però − causa deroghe − lascia una buona fetta di professionisti fuori dalla forbice.
Elisa Rodi
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Gli inclusi |
Gli esclusi |
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Persone fisiche che percepiscono retribuzioni o emolumenti a carico delle pubbliche finanze con:
Stipulati con:
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