
Nel derby delle presidenziali polacche del 5 luglio, dopo una notte di sorpassi e colpi di scena, alla fine è stato il “conte” a brindare alla vittoria. Bronislaw Komorowski è il nuovo presidente della Polonia: il candidato filoeuropeista di Piattaforma civica (Po) ha vinto, con il 53,1 % dei voti, sullo sfidante del partito conservatore Diritto e giustizia (Pis), Jaroslaw Kaczynski, fermo al 46,9.
La Polonia volta pagina a quasi tre mesi dal disastro aereo di Smolensk, dove ha perso la vita il presidente Lech Kaczynski, gemello di Jaroslaw, assieme alla moglie e a buona parte della dirigenza nazionale. La tragedia sembrava favorire il fratello superstite della famiglia Kaczynski. Jaroslaw, infatti, se fino a qualche mese fa era destinato a sicura sconfitta, aveva poi eroso l’enorme vantaggio di Bronislaw. Invece l’affluenza è stata alta e già pochi minuti dopo l’orario di chiusura dei seggi Komorowski si è presentato in tv come vincitore. «Ha vinto la democrazia, la nostra democrazia polacca – ha detto. Perché è importante non fomentare le divisioni e costruire un senso di unità». Per tutta la campagna elettorale il presidente della Camera (Sejm) e, dalla morte di Kaczynski, presidente della Repubblica ad interim, aveva battuto molto sul tema, ripetendo che la sua elezione avrebbe consentito «la fine della guerra polacco–polacca». Con la vittoria di Komorowski, infatti, le due principali cariche dello Stato sono membri dello stesso partito, la Piattaforma civica del premier Tusk. Secondo gli esperti, comunque, il neo presidente deve la sua vittoria ai voti del terzo candidato, il leader di sinistra Grzegorz Napiralski, i cui elettori al ballottaggio hanno votato per due terzi in suo favore. Al primo turno Napiralski aveva preso il 13,68%.
Komorowski viene da una famiglia nobile, ben nota agli storici polacchi, ma non ama sottolineare le sue origini aristocratiche. Di professione storico, negli anni del comunismo partecipava alle azioni dell’opposizione contro il regime ed è stato in prigione per sette mesi, nel 1981. È considerato poco carismatico, ma pragmatico e guardiano della Costituzione. Un conservatore cattolico non così oltranzista come i Kaczynski, tanto da poter attirare simpatie anche a sinistra.
La nuova presidenza polacca apre, così, una fase di auspicata stabilità e cooperazione con il governo di centro-destra guidato da Donald Tusk, al potere dal 2007 e in questi anni più volte entrato in rotta di collisione con Lech Kaczynski.
Il capo di Stato polacco ha funzioni prettamente rappresentative, ma può esprimere pareri in materia di difesa e politica estera e dispone dei diritto di veto. Lech, per esempio, se ne era servito per ben 18 volte. Scongiurato, così, il pericolo di una nuova politica dei veti, che Jaroslaw prometteva di proseguire nella tradizione del gemello, a Komorowski resta però la difficoltà di imporre misure dolorose su previdenza e sanità in vista delle elezioni amministrative del 2011. Queste rappresenteranno una nuova occasione di rilancio per l’opposizione rinvigorita dal risultato di Kaczynski, che ha bruciato uno svantaggio iniziale di venti punti e raccolto otto milioni di voti. «Dobbiamo continuare sulla strada del cambiamento e restare mobilitati», ha detto dopo essersi congratulato con Komorowski. Per Varsavia la seconda metà del 2011 coincide anche con la presidenza di turno dell’Ue. L’elezione di Komorowski conferma la linea del dialogo scelta da Tusk, che in questi anni ha portato al riavvicinamento con la Germania e alla distensione con Mosca, interlocutore indispensabile in tema di politica estera ed energia.
Congratulazioni al nuovo presidente sono immediatamente arrivate da Usa, Francia e Germania. Chi pensava che queste fossero le elezioni dell’emozione, dopo la tragedia di Katyn, ha dovuto ricredersi. In Polonia ha prevalso la linea dell’Europa.
Stefano Sabella
Il Vincitore
Komorowski, 58 anni, attuale presidente del ramo basso del Parlamento (Sejm) e facente funzione di capo dello Stato dopo la tragica morte del presidente Lech Kaczynski, nell’incidente aereo di Smolensk, in Russia, del 10 aprile scorso, era il candidato del partito di governo del premier Donald Tusk, Piattaforma civica (Po, liberal conservatore). La sua vittoria significa per la Polonia maggiore governabilità dal momento che presidenza ed esecutivo saranno espressione della stessa forza politica. Con Lech Kaczynski, del partito di opposizione Pis (Diritto e giustizia, conservatore tradizionalista) i due poli del potere erano spesso paralizzati a causa dei veti che il presidente poneva ai disegni di legge del governo non graditi.
Il Vinto
Kaczynski, 61 anni, ex premier, leader del Pis, se avesse vinto avrebbe sicuramente continuato la politica di veti del gemello, mettendo i bastoni fra le ruote al governo. Adesso, grazie a una sensazionale rimonta nelle ultime due settimane di campagna elettorale, ha sì perso le elezioni ma si può dire comunque soddisfatto avendo ricevuto dal popolo alle urne un robusto mandato di capo dell’opposizione a pochi punti di distanza dal vincitore. Credito di voti che gli permetterà di rinnovare il partito e lanciarlo come credibile alternativa alle prossime scadenze elettorali. «Essere sconfitti ma non cedere, questa è la vera vittoria», ha detto citando una frase storica del grande eroe nazionale, il maresciallo Josef Pilsudski. Il gemello del defunto presidente si è subito congratulato con Komorowski per la vittoria, annunciando però anche battaglia ai prossimi appuntamenti elettorali: le amministrative nell’autunno prossimo e le politiche nel 2011.