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Divisa, kefiah e tacco 12: Helly Luv è il simbolo della lotta al califfato e della rivoluzione 2.0, quella che si diffonde a suon di like e visualizzazioni download

Ha raggiunto più di 6 milioni di visualizzazioni su Youtube con il video clip del suo ultimo brano «Revolution», quella che sembrerebbe una versione arabeggiante e partigiana della hit “Run the world” targata Beyoncè, ma con Helly Luv nonostante le sembianze da guerrigliera che non rinucia al trucco ci siano tutte, siamo di fronte a musica tutt’altro che leggera, se ancora di sola musica si può parlare. Tra profughi che piangono disperati in un remoto angolo del Kurdistan e madri che tentano invano di riportare in vita i figli, spunta lei con il suo inno alla resistenza contro il Califfato: «Alzatevi in piedi, noi siamo uniti, insieme possiamo sopravvivere» e aggiunge «È una rivoluzione. Andiamo avanti a lottare. Non bisogna aver paura nel mondo. Uniamoci per far sapere loro che noi siamo qui».
L’arte di questa giovane ribelle sembrerebbe viaggiare sul labile confine tra impegno e speculazione, tuttavia la storia di Luv parla da sola e ne mette in luce tutto il coraggio.
Classe 1988, Helan Abdulla è nata in un campo profughi iraniano da genitori curdi iracheni che, quando aveva poco più di 9 mesi, hanno cercato un nuovo futuro dirigendosi a piedi in Turchia e ottenendo, finalmente, asilo in Finlandia dove Luv è cresciuta.
A 18 anni si è trasferita a Los Angeles per seguire il suo sogno di diventare una pop star fino al 2013 con il ritorno in Kurdistan e l’inizio della carriera musicale. «Ero sola. Non conoscevo nessuno e non sapevo da che parte iniziare – racconta – Avevo solo questo grande sogno e una valigia».

Oggi Helly Luv è una vera e propria star nel Kurdistan iracheno, prima grazie al suo brano «Risk it all» e poi come protagonista di «Peshmerga» film presentato all’ultima edizione di Cannes dal filosofo e giornalista Bernard-Henri Lévy che documenta in modo commovente la lotta di un popolo contro l’oscurantismo islamista.
In effetti anche sua madre è stata una combattente peshmerga prima di sposarsi ed è da qui nasce il suo sostegno alla causa che le ha fatto guadagnare un posto in cima alla kill list dell’Isis. «È un insulto vivente a tutte le donne» scrivono di lei in rete i fan dello Stato Islamico, con una serie di altri insulti a corredo.

Ma l’obiettivo di Helly Luv resta invariato: incoraggiare e incitare la resistenza curda, mostrando apertamente il proprio sostegno recandosi anche al fronte, come nel caso del video girato in prima linea vicino al villaggio di Khazar a sud di Erbil, a pochi chilometri dallo Stato Islamico.
«Non eravamo lì solo per girare un video. Pensavamo, torneremo vivi?» ha poi raccontato. «Avevo bisogno di dare al popolo una canzone che narra ciò che sta succedendo e come i peshmerga stanno combattendo. La storia del popolo».