Gwyneth, diva e madre

Capelli biondissimi, trucco minimalista, vestitino nero corto per esaltare le sue gambe chilometriche. In forma smagliante nonostante le due gravidanze, Gwyneth Paltrow ha sfilato sulla Croisette testimoniando, dopo la notevole prova professionale accanto a Robert Downey Jr., il suo ritorno al grande cinema. Figlia e sorella d’arte (registi sia padre che fratello, Bruce e Jake, mentre la madre, Blythe Dinner, è attrice), esordisce nel ’91 ma deve la sua fama iniziale al nome Brad Pitt, partner di vita e di set su “Seven”. Alle soglie del 2000 conquista con l’interpretazione della ragazza dalla doppia vita in “Sliding doors” e ottiene un premio Oscar per “Shakespeare in Love”. Tornata in auge, dopo varie opere di alterna fortuna, con “Iron man”, in attesa di vederla in “Two lovers” e nel nuovo adattamento cinematografico del “Re Lear” di Shakespeare accanto alla collega Keira Knightley, la moglie di Chris Martin dei Coldplay racconta cosa significhi per lei essere madre in uno star-system sempre più aperto alle più giovani e difficile da dominare per chi, come lei, ha sofferto depressioni post-parto. Difficile, ma non impossibile.

 

Ha riscosso successo interpretando una segretaria che, come donna, sa stare al suo posto e tuttavia ritagliarsi una parte insostituibile nella vita del suo partner. Nella realtà, sarebbe contenta di un ruolo tanto subalterno, almeno apparentemente?

Più che subalterno, lo definirei importante. Una donna deve essere esattamente così: fedele, leale, una presenza di sostegno che punti a far superare al proprio uomo i suoi limiti, senza però esprimere giudizi che possano influenzarne le azioni. Una sorta di coscienza esterna, insomma. E’ un ruolo gratificante, a pensarci bene: non è tanto fargli da ombra, quanto da guida, assisterlo mentre scopre se stesso… Ha presente la metamorfosi di Iron man/Tony Stark? Ebbene, senza la sua Pepper non avrebbe mai scoperto di avere un cuore.

 

 Se questa è la sua concezione di donna, quale opinione ha del suo mestiere, cosa significa per Gwyneth Paltrow essere un’attrice?

Disporsi ad essere un veicolo, noi attori non siamo altro che canali. Abbiamo le nostre idee, ma quando recitiamo c’è qualcosa che viene da qualche altra parte. Il compito che ci è richiesto è trasportare le emozioni e tradurle al resto del mondo affinché vengano comprese. Per questo, trovo che la spiritualità sia molto importante, senza di essa, senza quella speciale energia di trasmissione, verrebbe meno tutto il nostro lavoro. Sarebbe inutile, in altre parole.

 Ed è un tipo di energia che riuscite a trasmettervi e scambiarvi anche fra colleghi?

A volte capita. Con Robert (Downey Jr, n.d.R.), ad esempio, ogni dialogo sul set era frutto di un’interazione, lo personalizzavamo sia prima che durante le riprese. Del resto, un film è un lavoro corale, c’è sempre bisogno di un confronto con una figura altra rispetto a te.

 

 E’ vero che le piacerebbe girare di nuovo un film in Italia?

Assolutamente sì, amo il cinema italiano e sarei davvero contenta di tornare a recitare nel vostro paese. L’ultimo film che ho fatto qui risale a otto anni fa, è stata un’esperienza decisamente piacevole e si è inserita in un periodo molto particolare della mia vita.

 

 Un’attrice con la sua carriera e la sua esperienza come si regola nello scegliere i vari progetti e le proposte in arrivo?

Io seleziono personalmente i copioni che mi arrivano, non solo in base a gusti e sensazioni, ma anche rispetto ad un’altra, importantissima, variabile: i miei due figli. Sono loro il mio grande amore e sono anche molto piccoli, per questo l’ultima cosa che vorrei è perdere questo momento così magico della loro vita, e quindi anche della mia.

 

 Ci sta dicendo che vorrebbe ritagliarsi più tempo per loro, magari sacrificando addirittura quel film all’anno in cui siamo abituati a vederla?

Non proprio, voglio continuare a lavorare. Dico solo che attualmente sto cercando qualcosa che ne valga davvero la pena, qualcosa che apprezzi e mi consenta di sperimentarmi in ruoli inediti, così che il periodo passato lontano dai miei figli sia tanto soddisfacente da farmi poi tornare da loro arricchita, migliore.

 

 Hollywood, si sa, è sempre più popolata di famose attrici-mamme, da Angelina Jolie a Cate Blanchett, passando per Halle Berry e Jodie Foster… Quant’è difficile mantenere al sicuro i propri figli, dall’assalto mediatico alla vita privata a cui siete continuamente sottoposte?

E’ una domanda complessa. Posso dire che, certo, quando vieni considerata in un determinato modo e raggiungi quella che viene chiamata celebrità, vorresti mantenere la tua vita privata, e intendo quindi quella vera, tangibile, concreta, il più lontano possibile dai riflettori. Il punto critico è, tuttavia, che in qualità di attrici ci è richiesto l’esatto contrario, cioè mostrarci al mondo, avere una certa visibilità… Io credo che l’importante sia, alla fine, essere sinceri nel proprio lavoro e al tempo stesso sempre attenti alla propria privacy.

 

W.A.

 

(nella foto Gwyneth Paltrow)