Great Barrier e Lifou

Alan Benson è stimato da tutti qui a Great Barrier, l’isola della Nuova Zelanda che chiude a nord est il bel golfo di Auraki sul quale si affaccia dal lato opposto Auckland, la città più importante del Paese.È un uomo alto, barba bianca, occhi scuri, dall’aspetto bonario che contrasta stranamente con quel suo fisico possente ed ancora asciutto. Conosce un po’ tutti e tutto qui a “Barrier” pur conducendo una vita appartata e tranquilla.“E’ a lui che bisogna rivolgersi per saperne di più…” ci si sente ripetere spesso.

 

Alan fino all’inizio degli anni ‘70 faceva l’insegnante in un sobborgo di Auckland. Venne su quest’isola in vacanza, come fanno ancora adesso tanti suoi ex concittadini, soprattutto nel periodo estivo. E da qui non è più ripartito: troppo grande la differenza tra la vita di città e quella su un’isola così, dove i rapporti sono prima con la natura che con gli uomini. Niente rumori, né stress, né pressioni. E si fermò a Medlands, una delle tante bellissime spiagge della costa orientale dove il vento spinge onde alte e lunghe sui grandi arenili di sabbia bianca, regno da sempre dei gabbiani ed oggi di qualche surfista.

 

Alan scelse per se e per sua moglie Grace un bel fazzoletto di terra proprio dietro la spiaggia ma così arido da sembrare quasi un deserto se non fosse stato per le verdi colline tutto intorno.

Cominciò a piantare alberi, fiori, siepi, verdure. Naturalmente vi costruì anche una casa, uno di quei chaléts di legno bianco dal sapore coloniale con i tetti spioventi e le ampie verande che fanno pensare immediatamente ai giorni di pioggia, così frequenti da queste parti.

Più tardi decise di tirar su anche una costruzione più piccola dove raccogliere cimeli e ricordi dell’isola che man mano andava recuperando un po’ ovunque: foto ingiallite, oggetti e documenti dimenticati, vecchi mobili…

 

Oggi a distanza di tanto tempo questo luogo è diventato uno dei giardini più piacevoli di Great Barrier Island e la piccola “casa della memoria” un semplice e straordinario museo del costume e delle tradizioni, una tappa essenziale per chi voglia risalire alle radici storiche e sociali di questo sperduto angolo dei Mari del Sud. L’approccio più congeniale con il mondo di Great Barrier Island è quello di lasciarsi andare alla sua scoperta senza fretta, seguendo i ritmi della sua vita e della sua natura. Le due coste entro le quali l’isola si allunga sono assolutamente diverse fra loro: le grandi spiagge di quella orientale, battute costantemente dai venti (Medlands, Kaitoke, Awana, Harataonga, Whangapoua) lasciano il posto, ad occidente, alle insenature profonde e frastagliate dove la vegetazione giunge fino al mare: Tryphena, Whangaparapara, Fitzroy, Katherine. Ed è qui che le barche a vela provenienti da Auckland trovano in qualunque stagione sicuro rifugio e base ideale per le loro escursioni intorno all’isola.

 

All’interno invece diversi sentieri consentono di raggiungere le grandi foreste di kauri, le distese di palme nikau (qui sono le piante più comuni), i canyons e le alture verdeggianti dalle quali scendono numerosi fiumi, sorprendenti per la loro ricchezza di acqua anche in estate. Per chi decide di trascorrere qualche giorno in questo ambiente naturale così ricco e variegato, è possibile dedicarsi a molte piacevoli attività.

 

La pesca, il surf, le immersioni, la vela, la canoa lungo i fiumi, il trekking sulle alture e nelle foreste che si estendono per 8.000 ettarI, le passeggiate a cavallo lungo i sentieri dell’interno e sulle spiagge… E alla fine del viaggio, qualunque sia il mezzo prescelto, “the Barrier” si lascia sempre a malincuore, sperando di tornarvi al più presto. E di ritrovare ancora qui il vecchio Alan Benson.

 

L.C. 

 

www.thebarrier.co.nz