Fino in fondo, sempre. L’intervista a Manuela Di Centa

 

La rivalità agonistica con la Belmondo ha contribuito ad alzare sempre di più l’asticella? Come ha vissuto questo dualismo?

Assolutamente. Credo che fossimo come due galli in un pollaio, ma galli intelligenti e talentuosi. Era uno stimolo, e credo anche per lei fosse lo stesso. Lei è molto più giovane di me, ha trovato qualche porta aperta perché la squadra nazionale già era formata, mentre io ho dovuto lottare affinché questa nascesse. Dopo ci siamo trovate a condividere momenti di altissimo livello, dove indubbiamente lei era un grande stimolo per me e viceversa. Questo per due persone intelligenti e talentuose penso sia stato anche un esempio sia per il resto della squadra che per gli uomini.

Nota differenze sostanziali tra il movimento sciistico attuale e quello della fine anni 80 – inizio 90?

I tempi indubbiamente cambiano, ma quello che non cambia è che per vincere bisogna dedicare un pezzo di vita completamente allo sport. Non basta fare un tweet per dimostrare di essersi allenati, bisogna lavorare duro e mantenere una grande forza mentale. Oggi i giovani non credo sappiano quanto chi li ha preceduti abbia dovuto lottare per avere gli stessi diritti, in particolar modo le donne. Oggi credo che in molti diano per scontati certi aspetti.

Ripensa mai ai suoi momenti in gara? Nostalgia, orgoglio…cosa prova maggiormente?

A casa tengo nascoste medaglie e coppe perché non voglio pensare al passato, ma a quello che mi aspetta. Quello che ho vinto è dentro di me, quindi mi piace essere attiva in altri progetti piuttosto che pensare a quella che sono stata. Di base il pensiero e il cuore sono proiettati al domani.

Tra gli ori a cui tiene maggiormente c’è sicuramente quello messo al collo di suo fratello a Torino nel 2006. Ci descrive questa emozione?

Un’emozione indescrivibile, nessuno dei due riusciva a dire niente. E’ stato qualcosa di magico, condiviso tra due fratelli, per di più in mondovisione. Un momento veramente unico, una sensazione che paralizza le gambe, ma bellissima. Prima credevo che l’emozione più grande fosse vincere una gara, ma quella di premiare Giorgio supera tutte le altre.

Vuole augurare qualcosa agli atleti impegnati alle Olimpiadi? 

Auguro che ognuno riesca a dare il massimo di se stesso. Non pensate a questioni sociali e politiche, la pista è là ed è uguale per tutti. Focalizzatevi su quella.
Spero che ognuno riesca a concentrarsi sulla sua parte tecnica e non sul resto, perché l’atleta deve essere totalmente focalizzato sul momento in cui è in gara.