Dritto alla meta

Parisse è sicuramente il simbolo di questa Italrugby. Com’è il capitano nello spogliatoio?

Sergio è sempre stato un buon capitano, ci aiuta sia dentro che fuori lo spogliatoio. E’ una persona aperta, si aspetta il 100% da ognuno di noi quindi ti spinge continuamente a dare il meglio. Ovviamente se non lo dai non è contento: ti sprona, ti motiva, spinge tutti a dare il massimo. E’ comunque una pretesta giusta, anche perché se qualcuno non performa o non gioca bene poi in campo tutta la squadra ne risente.

Tra un anno e mezzo ci sarà il Mondiale. Avete intrapreso un determinato percorso col Ct O’Shea, come si sta avvicinando l’Italrugby a questo appuntamento?

Quando è arrivato il nuovo Ct la prima cosa che ci ha detto è che avremmo dovuto intraprendere un percorso di 4 anni per arrivare al meglio al Mondiale. Ogni cosa la facciamo soprattutto in preparazione del torneo, quindi magari adesso la gente non capisce ma noi lavoriamo non solo per il presente ma anche per l’appuntamento in Giappone, per arrivarci performanti. L’obiettivo è passare i gironi, non sarà facile ma è un obiettivo che possiamo raggiungere.

 Se dovessi convincere un bambino a iniziare a giocare a rugby, cosa gli diresti?

Che è uno sport favoloso, che ha una cultura completamente diversa da tutti gli altri sport. Ti insegna disciplina e rispetto, ti permette di stare sempre a contatto con persone nuove e ti dà la possibilità di farti molti amici.

Infine, essere rugbista per Tommaso Allan significa…

Significa aver realizzato e vivere il sogno che avevo da bambino.