Burattini e burattinai

Siamo tutti  burattini. Tutti attaccati ai fili del potere, della politica, della vita “grama”. E il burattinaio è sempre lui, Edoardo Bennato, Mangiafuoco della musica, capace però di tagliare quei fili per renderci liberi. Sono passati 40 anni (41, per l’esattezza) e “Burattino senza fili”, LP senza tempo, continua a far parlare di se (anche perché ora come allora non è cambiato nulla). Anche se la società italiana è cambiata, in peggio, e noi come il Pinocchio della favola e protagonista metaforico di quel disco abbiamo il dovere di ribellarci e andare contro alle convenzioni. Quando saremo grandi, come recita un famoso refrain di una delle canzoni del disco, sapremo il perché delle nostre scelte, giuste o sbagliate che siano. Edoardo Bennato, settantadue anni portati benissimo, riporta dal vivo quel disco in giro per l’Italia in un concept-concerto dal titolo che è più di un omaggio, ma è soprattutto una girandola di generi musicali, che ripercorrono quasi del tutto la sua carriera. Rock e blues fusi assieme in uno spettacolo di circa tre ore, che spazia dalla totalità di Burattino Senza Fili; compresi gli inediti “Mastro Geppetto” e “Il mio nome è Lucignolo”; ma anche brani tratti da “Sono Solo Canzonette”, “Abbi Dubbi”, “Le ragazze fanno grandi sogni”, “La fantastica storia del Pifferaio Magico” e “Pronti a Salpare”, ultimo album in ordine di tempo denso come sempre di ironia politica, figli e futuro, senza mai dimenticare le proprie radici. Per l’unica data nel Lazio, Bennato suonerà l’11 Agosto nello splendido Parco Naturalistico Archeologico di Vulci a Montalto di Castro in provincia di Viterbo con la sua eccezionale band al completo. Pinocchio e Co., promette intelligenza, ironia ma anche grande interazione con il pubblico di oggi e soprattutto quello di allora che conosce le “sue canzoni a memoria”.

Anche perché Edoardo Bennato, da eterno cantastorie, da oltre quarant’anni ha sempre bastonato e immortalato con le sue canzoni il mondo odierno, fatto di buoni e cattivi, sbeffeggiato i potenti, inneggiando alla forza umana del popolo, passando anche e soprattutto per il classico tra i sentimenti ispiratori dei poeti: l’amore. “E’ per amore delle donne che ho scritto tanti anni fa La Fata” ha detto Bennato all’inizio della tournée estiva. “E’ un brano che oggi, più di allora, dovrebbe far riflettere sulla condizione della donna. Non più alla ricerca di un posto nella società, ma parte attiva nonostante venga tutt’ora vessata, se non addirittura uccisa dall’ignoranza maschile.” Ma oltre alla condizione della donna, Bennato che ha sempre tastato il polso alla quotidianità ha anche dichiarato a proposito del concerto e succo del suo ultimo disco: “Viviamo un’era di grandi trasformazioni, di spostamenti biblici. Decine di migliaia, centinaia di migliaia di disperati cercano vie di scampo alle guerre, alla fame, alla miseria e si dirigono verso il conclamato benessere del mondo cosiddetto occidentale. Sono disposti a tutto, sono disperati, sono pronti a salpare! Ma tutti quanti noi dovremmo essere pronti a salpare. Il mondo cambia e dovremo entrare in una altro ordine di idee, guardare le cose da un altro punto di vista. Insomma, non solo gli emigranti ma tutti quanti noi in questo momento particolare dovremmo essere pronti a salpare…”. E allora salpiamo con lui sulle ali della musica. La sua musica. Quella dei Burattini, i buoni, e i Burattinai, i cattivi, i dotti e medici e sapienti, della mala politica, della volgarità di tutti i giorni. Di un’Italia che affonda nella mediocrità, ma che trova sempre il coraggio di rialzare la testa.

Roberto Leggio