Benin- Anime Salve

NOSTALGIE COLONIALI
Tornando verso il sud si lascia alle spalle la “brousse”, boscaglia spinosa inaridita dal sole e dal vento. La vegetazione tropicale si riappropria del paesaggio: banani, palme, manghi. Ovunque piantagioni di riso e di mais. Lungo la strada s’ incontrano centri di artigianato come Sé e la sua poterie, la ceramica. Grandi falò sfornano vasi, anfore e piatti di terracotta durante tutto il giorno. A Savalou una distesa di campi, stellati di cotone, attende il raccolto.
Sul delta dell’Ouemè c’è Porto Novo, la capitale, città meno frenetica e dispersiva di Cotonou. Tra case dai muri rossastri, tetti di tegola spioventi e grandi verande, si respira ancora un’atmosfera coloniale che rimanda all’epoca della dominazione portoghese.
Alla periferia della città sorge il Centro Shongai. Si occupa di formazione dei giovani all’agricoltura biologica. Il progetto prevede un ciclo di lavorazione completo: i prodotti della terra finiscono sulle tavole del ristorante annesso o nelle confezioni (succhi di frutta, confetture ecc.) distribuite in tutto il paese.
Godfrey Nzamuyo, il direttore, ha scritto un libro per raccontare da vicino questa singolare esperienza. Il titolo è quanto mai significativo “Quando l’Africa alza la testa”.
“E’ difficile vincere la mentalità del non lavoro tipica dell’Africa. Qui la natura offre di tutto e regna la convinzione che per vivere non serva lavorare. Non si percepisce l’aspirazione a crescere, migliorarsi…Ma nelle nuove generazioni comincia per fortuna a farsi strada. Shongai sta dando un suo contributo a questo cambiamento”.
Nel quartiere di Ogaria, proprio accanto al vivacissimo Mercato Centrale, c’è l’edificio più straordinario di tutto il Benin, la Grande Moschea.
Il suo stile afro-brasiliano armonizza mirabilmente forme e colori diversi tra loro. Archi, colonne, timpani, decorazioni passano dal turchese al giallo, dal verde all’ocra. La “Grande Mosquèe” appare così come il simbolo stesso del Benin: religioni, lingue e costumi lontani tra loro si fondono insieme in un unico Paese, per un futuro migliore.

Testo e foto
Raffaele Bernardo