Benin- Anime Salve

“In Europa ci si ritrova spesso a fare le stesse cose…Qui invece è tutto diverso, c’è sempre qualche novità.”
Guy Catherine risponde così a chi gli chiede come mai sia finito proprio nel Benin e abbia deciso di fermarsi in quest’angolo di Africa profonda, spesso inospitale.
A dispetto del suo nome così aggraziato, è un omaccione grande e grosso, ma sempre allegro e pronto alla battuta.
La sua è una storia curiosa. Di famiglia francese, emigrata nella Guyana, ha studiato storia all’Università americana del Michigan. Dopo la laurea, un po’ alla stregua dei viaggiatori romantici dell’800, ha sentito il bisogno di “girare il mondo”.
Dapprima Sud-America, poi Europa – Francia e Italia in particolare – e quindi Africa. L’Africa Occidentale soprattutto, quella delle ex-colonie francesi.
Arrivato una ventina d’anni fa nel Benin, sul golfo di Guinea, all’indomani della difficile esperienza marxista-leninista vissuta dalla Repubblica Popolare, si è trovato coinvolto in una realtà in rapida trasformazione. Il passaggio tout-court dallo statalismo all’economia di mercato, l’apertura all’iniziativa privata…
“Intorno il vuoto assoluto – ricorda Guy – tutto era da fare o da rifare”.
A Grand Popo, la località costiera che si affaccia sulla più bella spiaggia del Benin, tanti edifici coloniali versavano in uno stato di totale abbandono.
Non fu difficile innamorarsi di questo luogo appartato e così carico di suggestioni. E prese corpo la voglia di trasformare alcune di quelle ville di fronte al mare in un auberge per turisti. E la grande veranda sull’arenile in un ristorante che offrisse il meglio della cucina locale.
Un intervento semplice, si direbbe oggi “minimalista“, per rendere accoglienti quelle strutture in disarmo valorizzandone il carattere originario.
Dopo la riuscita di quel primo esperimento scattò la molla: creare altri auberges nei punti strategici del Paese – con la stessa formula – trasformando vecchie ville d’epoca in etapes di un itinerario lungo le strade dell’interno, fino ai Parchi Nazionali del nord.
E’ così che oggi, grazie anche a questa piccola catena di resort, è possibile andare alla scoperta del Benin, uno dei Paesi più intatti e meno conosciuti dell’Africa Occidentale.