Alla scoperta della Roma di Dan Brown

L’uscita nelle sale di Angeli e demoni ha riportato d’attualità il libro di Dan Brown che ha preceduto Il codice da Vinci. Un insolito intreccio tra pura fantasia e realtà storica, una trama generosa di ingegnosi quanto paradossali colpi di scena e uno stile narrativo spigliato ed efficace sono alcuni degli elementi alla base del grande successo che il romanzo ha riscosso. Ma sicuramente l’elemento che più di tutti ha costituito il giusto stimolo alla creazione della fitta trama è senza dubbio la sua ambientazione romana. La Città Eterna diviene protagonista con alcuni dei suoi simboli artistico-architettonici di un tracciato narrativo, creato da uno dei rappresentanti artistici più in auge della Roma barocca, Gian Lorenzo Bernini, il quale, nel romanzo, diventa il creatore di un cammino iniziatico che tocca i quattro “altari della scienza”, così chiamati dalla setta segreta degli Illuminati, che il protagonista si troverà a percorrere tra mille peripezie.

Ripercorriamo le singole tappe alla scoperta di alcuni famosi luoghi romani visti, però, dall’insolita prospettiva del romanzo. La rocambolesca indagine del protagonista, il professor Langdon, che ancora una volta avrà il volto di Tom Hanks, attraverso una Roma affascinante e piena di mistero, prende il via dalle indicazioni celate nei versi di una poesia di John Milton, inserita in un fittizzio trattato galileiano. Un testo ermetico, che svelerà la prima delle quattro tappe di questo percorso.

 

E la prima appunto è la Cappella Chigi a Santa Maria del Popolo, opera del neoclassico Valadier. S. Maria è un vero e proprio scrigno di opere d’arte. Basti ricordare la Cappella Cerasi con le due celeberrime tele del Caravaggio (Crocifissione di S. Pietro e Conversione di S. Paolo), la maestosa policromia marmorea della Cappella Cybo disegnata da Carlo Fontana, gli affreschi del Pinturicchio e i bellissimi monumenti funebri rinascimentali di Andrea Sansovino.

Ma nell’economia narrativa del romanzo è la Cappella Chigi ad essere prescelta come il primo dei quattro “altari della scienza”, ognuno dei quali è associato a uno dei quattro elementi naturali. Puntuali i riferimenti del romanziere nel descrivere questa cappella raffaellesca, con i suoi affreschi e mosaici astronomico-astrologici. Colpiscono poi i due monumenti funebri ospitanti i due Chigi (Papa Alessandro VII Chigi fu uno dei papi-protettori del Bernini), disegnati da Raffaello con le loro caratteristiche piramidi marmoree (la piramide è un altro dei simboli esoterici ricorrenti), rivisitati successivamente dal Bernini stesso con l’aggiunta di due medaglioni ovali.

 

Alla bellezza della volta fa da contrasto il medaglione marmoreo policromo nella pavimentazione e raffigurante un tetro scheletro alato recante lo stemma dei Chigi. Nella narrazione, il medaglione marmoreo diviene una sorta di accesso a una camera ipogea, in cui avverrà il primo efferrato omicidio.

Mentre l’ipogeo è frutto di fantasia narrativa, rimane indubbia la suggestione della cappella nella sua commistione di puro stile rinascimentale e barocco: è la prima delle quattro tappe di questo simbolico percorso associato all’elemento “terra” (l’ipogeo); proprio qui, si nasconde l’indizio che porterà il protagonista alla seconda tappa.


Ancora una volta è una delle due statue del Bernini, Abacuc e l’Angelo, a ridosso dell’altare della cappella a indicare la via. La figura dell’Angelo sembra indicare una direzione ben precisa e la breve quartina poetica del poeta Milton ritrovata nel codice galileiano (che indicherebbe simbolicamente il percorso iniziatico) recita proprio “lascia che gli angeli ti guidino nella tua nobile ricerca”. A questo punto il gioco è fatto, almeno nella incredibile genialità intuitiva del protagonista.

Scartate varie possibilità, la direzione indicata dalla statua porterebbe proprio a piazza San Pietro: ancora una forma ellittica, con le due fontane posizionate in corrispondenza dei due fuochi dell’ellisse. Ancora il leit motiv dell’ellisse, ancora un tremendo omicidio, ma stavolta manca un elemento: l’angelo o una figura similare pronta ad indicare la terza tappa. Dan Brown dovrà escogitare un’altra trovata per supplire a questa mancanza: invece dell’angelo, sarà il bassorilievo berniniano posto sulla pavimentazione e raffigurante una faccia nell’atto di soffiare, a mostrare il cammino. E ritorna anche il simbolo dell’aria che corrisponde al secondo elemento associato al secondo altare della scienza: sarà la direzione verso cui spira il soffio a guidare Langdon al terzo luogo segreto, dove sta per compiersi il terzo omicido. Terza tappa: un altro altare, stavolta simboleggiato dall’elemento fuoco; un indizio che metterà a dura prova le capacità intuitivo-associative del geniale Langdon.

 

Gli sforzi saranno presto premiati e con l’aiuto di una mappa, il protagonista, tracciando una retta verso ovest, verrà condotto dall’altra parte della città, ad uno dei luoghi di Roma meno frequentati dai turisti: la chiesa di Santa Maria della Vittoria. Una chiesa seicentesca che cela un’incredibile scenografia marmorea nella Cappella Corsaro: l’estasi di Santa Teresa d’Avila, capolavoro berniniano. L’associazione all’elemento “fuoco” viene dal dardo infuocato con cui l’angelo colpisce la Santa sotto l’effetto di una crisi mistica. Un’opera volutamente ambigua, in cui la Santa sembrerebbe piuttosto in preda a una voluttuosa passione. Ancor più suggestiva è la cappella che ospita il complesso marmoreo, una sofisticata scenografia teatrale, segnata da delicati giochi di luce e contornata da finti palchetti da cui sporgono i rappresentanti della famiglia Cornaro a cui la cappella è dedicata. Questa, più di ogni altra opera berniniana, illustra sapientemente il gusto teatrale dello stile barocco, quel fascino per il “meraviglioso” che tanto caratterizza molti luoghi della Roma seicentesca. In questo terzo altare, l’assassinio sarà particolarmente cruento con tanto d’incendio all’interno della chiesa.

 

Scampato miracolosamente alla scena del delitto, il geniale protagonista si troverà ora di fronte al quarto enigma: il quarto altare della scienza simboleggiato dall’elemento “acqua”. E chi poteva venire in soccorso se non l’angelo del complesso marmoreo dell’estasi di Santa Teresa? Il braccio dell’angelo è rivolto infatti verso una direzione ben precisa, un luogo ancora una volta dominato scenograficamente da un altro capolavoro berniniano, una piazza in cui l’acqua assurge a funzione di vera protagonista. L’angelo indica nella realtà una direzione esattamente opposta rispetto a quella indicata da Brown: concediamogli dunque un’ulteriore “licenza letteraria”. Prendendo per vere le affermazioni dell’autore, la direzione indicata dalla statua ci porta a piazza Navona, sede dell’antico circo agonale di Domiziano sui cui resti poggiano gli edifici odierni e al cui centro si trova il monumento per eccellenza dedicato all’acqua: la Fontana dei Fiumi. È curioso notare come la costruzione di questa colossale fontana, fra le più belle e scenografiche della Roma barocca, avvenne quasi per miracolo. All’epoca regnava Papa Innocenzo X Pamphili molto legato alla figura del Borromini, l’antagonista di sempre dello stesso Bernini, che in quegli anni cadde in disgrazia agli occhi della committenza papale. Proprio a piazza Navona il superbo palazzo Pamphili è affiancato dalle eleganti linee della chiesa di S. Agnese in Agone del Borromini, posta a fronte della Fontana dei Fiumi.

 

La genialità del progetto vinse sull’atteggiamento pregiudizioso di Innocenzo X verso il Bernini che, ancora una volta, vedeva premiato il suo indiscutibile estro artistico. Fontana dei Fiumi perché ispirata al Gange, al Nilo, al Rio della Plata e al Danubio, ognuno rappresentato da statue ciclopiche, animali, vegetazione, rocce che si dispongono attorno a una caverna rocciosa in una fantasmagorica scenografia che fa da base ad un obelisco egizio.

Quale miglior luogo per indicare il quarto altare della scienza associato all’elemento “acqua”? Quarto altare, quarto assassinio. E non poteva mancare il quarto indizio, che porterà il protagonista alla “chiesa” dell’illuminazione, tappa finale del percorso che viene indicata dalla direzione verso cui guarda la colomba col ramoscello d’olivo posta in cima all’obelisco sovrastante la Fontana dei Fiumi. Il tragitto fino all’ultima tappa del percorso è breve ma non togliamo la sorpresa ai lettori più pazienti.

Tra riferimenti storico-artistici più o meno veritieri, a volte puntualissimi e a volte fittizi, il fascinoso percorso proposto si snoda attraverso alcuni luoghi-chiave di uno dei periodi storici più dorati di Roma, grazie soprattutto al mecenatismo papale. Ma quello suggerito dalla fantasia di Dan Brown, è solo uno degli innumerevoli percorsi insoliti che questa città, intrisa di storia e di arte come poche altre, può offrire. I misteri che essa cela sono ancora molti, basta essere accorti e saper leggere, tra le righe, le tracce lasciate su un monumento, una statua, una piazza e lasciare alla fantasia fare il suo corso.

 

Franco Bruni

 

(Nelle foto lo scrittore Dan Brown a Roma per le riprese di Angeli e demoni)