Addio a Oscar Niemeyer

 

Un uomo semplice, che parlando della propria professione era solito definirla un Hobby: un modo volutamnete ironico e umile per evitare di scomodare il termine "passione". Innegabile però che proprio di passione si trattasse nel caso di Niemeyer, ritrovato al tavolo da lavoro, nel suo studio di Copacabana con vista sulla spiaggia intento a "scoprire" qualche altra nuova espressione di un’architettura che rifutava la convenzionalità.Un luminare nel proprio settore, influenzato dall’operato di Le Corbusier la forma da creare era divenuto il suo credo stilistico: "Non è l’angolo retto che mi attrae, né la linea diritta, dura, inflessibile, creata dall’uomo. Quello che mi affascina è la curva libera e sensuale: la curva che trovo sulle montagne del mio paese, nel corso sinuoso dei suoi fiumi, nelle onde dell’oceano, nelle nuvole del cielo e nel corpo della donna preferita". 

 

Niemeyer, classe 1907, originario di Rio de Janeiro, nel 1934 si laurea ingegnere architetto ed va a lavorare nello studio di Lucio Costa, futuro disegnatore del piano di Brasilia rifiutando l’omologa architettura commerciale che deprime la bellezza del profilo urbano per poter accedere ad uhna esperienza profondamente creativa ed appagante soprattutto sul piano professionale.Durante quegli stessi anni conosce Le Corbusier, al quale deve il tratto inconfodibile del suo stile basato sulle estreme possibilità del cemento armato.

 

Nel 1945 diverrà membro del partito comunista brasiliano restandovi iscritto sino alla morte nonostante tutti gli impedimenti e le intimidazioni del regime militare e le difficoltà derivanti dall’essere un professionista apertamente schierato.Nel 1947 va a New York per lavorare al Palazzo di Vetro dell’Onu. Tuttavia è il 1951 l’anno di definitiva affermazione che lo vede firmare progetti importanti per il proprio Paese: dal Parco Ibirapuera di San Paolo, alla sede della Biennale e la Oca, senza dimenticare l’edificio Copan.

 

Nel 1956 vince con Lucio Costa il concorso per il piano pilota della nuova capitale, che sostituirà Rio de Janeiro:  una città moderna edificata nel cuore della savana brasiliana e inaugurata nel 1960. Niemeyer lavora strenuamente a questo progetto; realizzando edifici entrati nella storia dell’architettura: il Palazzo dell’Alvorada, quello del Planalto, le sedi del presidente della repubblica, le cupole convessa e concava del Congresso, il palazzo di Itamaraty, sede del ministero degli Esteri, e la cattedrale, ancora oggi considerata il suo capolavoro. Nel 1967 è esule a Parigi spostandosi poi in Italia nel 1968 dove realizza la sede della Mondadori a Segrate. Tornato in Brasile alla fine della dittatura continuerà instancabile il proprio lavoro sino ad ottenre, nel 1988, il premio Pritzker: il Nobel dell’architettura. Tuttavia la sua opera sembra non conoscere pause o soste: nel 2005 vede finalmente la luce il progetto del 1954 del Parco Ibirepuera a San Paolo. Nei primi mesi 2010 Neimeyer vede completato l’Auditorium di Ravello progettato nel 2000. Mente in continua ricerca di esaltazione degli spazi e di nuove e sorprendenti soluzioni Neimeyer lascia un enorme vuoto nel mondo dell’architettura di alto livello che lui stesso a contribuito con il suo operato a definire durante la sua felice e longeva carriera.  

 

di Luigi Paolicelli