RODRIGUES, LA GRANDE LAGUNA DI CORALLO

Jacques Degremont viveva a Nizza fino a qualche anno fa. E faceva il giardiniere.
Un giorno un amico lo convinse a prendersi una vacanza. Partirono alla volta di Rodrigues nell’Oceano Indiano.
Erano spinti dalla curiosità e rassicurati dalla comune lingua francese parlata dagli abitanti. Al termine del viaggio Jacques, talmente affascinato dal luogo così autentico, solare e lontano, decise di restarvi. Tuttora fa l’insegnante nella locale scuola di “sub” e non ha – per adesso – alcuna intenzione di tornare in Europa.
Non è un caso, perché molti altri in passato hanno subìto qui lo stesso coup de foudre. Fra essi, personaggi famosi, come François Leguat, capo degli Ugonotti cacciati da Luigi XIV con la revoca dell’editto di Nantes. Egli ripiegò, con alcuni compagni, verso queste latitudini in cerca di una nuova terra dove ricostituire la Comunità e sui luoghi scrisse un celebre libro: “Viaggi e avventure”.
O lo stesso Charles Baudelaire che ricordò questo viaggio in un passo del suo massimo poema, “Le fleurs du mal”.

Dove nasce la magia di quest’isola?
Rodrigues è l’ultimo lembo dell’uomo, sperduto sulle carte geografiche in mezzo all’Oceano. Dopo di qui il vuoto assoluto: quasi 6.000 chilometri prima della remota Australia. Ed è un posto assolutamente diverso rispetto al modello classico di tante isole tropicali: non solo palme e spiagge bianche, profumi di spezie e languidi tramonti, ma un carattere forte, ben deciso e distinto.
Quello che sbalordisce immediatamente è la sconfinata laguna, chiusa da 150 chilometri di barriera corallina. È grande oltre 200 Kmq (due volte la superficie dell’isola) ed offre scorci di una bellezza cromatica straordinaria. È qui che la bassa marea scopre sorprendenti giardini di corallo che sembrano evaporare dalle cento sfumature del turchese.
Questo tranquillo mare interno fatto di madrepore, stelle marine e pieno di pesci colorati, è fin dalle prime luci dell’alba il regno dei pescatori. Quello della pesca e del mare è un mondo affascinante ed arcaico, che si muove ancora al ritmo delle maree e delle antiche tradizioni. Gli uomini scendono in mare con le loro piroghe, sospinte dal vento e dalle caratteristiche vele bianche a forma triangolare, oppure dalle fouines, lunghi bastoni di legno che i naviganti affondano con vigore nella sabbia.
Le donne invece perlustrano la laguna con i piedi nell’acqua e la testa dentro l’eterno cappello di paglia, cercando i grandi polipi che si annidano sul fondo. È per questo che vengono chiamate le piqueuses d’ourites (“ourite” in creolo significa appunto polipo).

Rodrigues è un’isola di origine vulcanica e le sue coste alternano spiagge di sabbia corallina – belle e numerose soprattutto nel sud-ovest – ad ampi tratti rocciosi.
All’interno invece strette vallate e dolci rilievi disegnano un paesaggio quanto mai mosso ed articolato. In fondo alle stradine tortuose che salgono e scendono in continuazione, il mare sparisce spesso, per riapparire all’improvviso con i colori intensi della laguna. Ed è lungo le arterie modeste dell’isola, ancora prive di traffico, che si trascorre più tempo: l’attesa dell’autobus, gli incontri, le passeggiate, una sosta nei piccoli bazar – boutiques, tabajies – dove si può trovare di tutto (dalla carta igienica al ferro da stiro, dal dentifricio al quaderno, o al martello…) e si può bere un bicchiere sempre in compagnia di qualcuno.
Quella di Rodrigues è una vita serena che scorre senza fretta né pressioni e alla quale fa da cornice l’immagine idilliaca della laguna o quella bucolica di prati verdi e boschi di filaos (una conifera che cresce bene ai tropici), eucalipti, manghi e palmizi. Le zone più brulle sono punteggiate invece dalle grandi foglie di banani e papaie o da quelle sottili dell’elegante vacoa, pianta che fornisce un’ottima fibra utilizzata soprattutto nell’artigianato locale: cappelli, cesti, borse, oggetti utili.

Gli abitanti sono circa 40.000 e vivono, più che nei villaggi, in case-fattoria dai tipici tetti in lamiera colorata sparse sull’intero territorio. Gente semplice e gentile che si stupisce ancora incontrando un forestiero da queste parti.

Oltre che di pesca si vive di piccola agricoltura, sfruttando spesso i terrazzamenti ricavati lungo i fianchi delle alture, proprio come accade da noi in alcune regioni costiere. È forse anche per questo che Rodrigues riserva un vago sapore mediterraneo. Così come desta uguale sorpresa notare in giro tanti animali (mucche, pecore, capre, maiali, galline) insoliti su un’isola tropicale. Infatti l’allevamento qui è un’attività molto diffusa, anche se conserva un carattere prettamente domestico.

Non mancano a Rodrigues i momenti di socializzazione, in cui la vita sembra uscire dal suo torpore naturale. Ad esempio il sabato mattina, quando si parte dagli angoli più lontani dell’isola per andare au marchè di Port Mathurin, il capoluogo, poco più che un villaggio. Questa è l’occasione per rivedere un vecchio amico o incontrare dei parenti, più che per fare acquisti importanti. Le bancarelle allestite dal mattino presto espongono generi alimentari, spezie, oggetti d’artigianato. C’è colore, animazione, soprattutto se quel giorno arriva nel porto la “Mauritius Pride”, nave “polivalente” che trasporta di tutto da una Mascarena all’altra: passeggeri, animali, merci d’ogni tipo.
Anche la domenica mattina la celebrazione della messa richiama molti fedeli. In particolare a Saint Gabriel, la chiesa più grande dell’isola, povera e disadorna ma con un’atmosfera intensa, raccolta. In questo caso è di rito tirar fuori l’abito buono. Come accade per le feste che si svolgono un po’ ovunque sull’isola durante le sere del fine settimana. Si balla tutti insieme – giovani ed anziani – al suono del segà-tambour, una musica frenetica ed accattivante che unisce ritmi di sapore africano ed europeo ed è nata infatti dall’incontro tra la cultura creola degli schiavi liberati con quella dei primi coloni francesi.

Ma naturalmente per chi visita Rodrigues resta il mare la principale attrazione. Ed è così che di giorno si fanno gite in barca con i pescatori. Oppure alla volta delle piccole isole che sorgono nella laguna e che vantano nomi suadenti: Cocos, Sables, Hermitage, ecc. O anche lunghe passeggiate per i sentieri sinuosi della costa alla ricerca delle spiagge più belle e solitarie: Gravier, Trou d’argent, Alì.
Di sera poi si torna nei resort. È qui che si può gustare la tipica cucina di Rodrigues a base di pesce, polipi, spezie. Sapori che si porteranno dentro – con i colori della laguna, i cieli stellati, la sensazione di pace e il sorriso della gente – come i ricordi più autentici di quest’isola, bella e sconosciuta.

 

1 – La Laguna, grande circa due volte (200kmq) la superficie dell’isola (110kmq). I suoi colori, le sue trasparenze, la barriera corallina (lunga 150km) spesso vicinissima alla riva.

2 – Le decine di spiagge spesso deserte.

3 – Il silenzio e la solitudine di tanti angoli di natura intatta che sopravvivono all’avvento del turismo e dei nuovi insediamenti.

4 – La cucina creola, ricca di sapori e di tradizioni.

5 – La popolazione, dal carattere autentico, ospitale e generoso.

6 – La sicurezza, ormai perduta in gran p del mondo.

7 – I lavori dell’artigianato, legati soprattutto all’uso della fibra di vacoa, l’albero più diffdell’isola.

8 – La riserva François Leguat delle tartarughe giganti, della “Grande Caverne” e della vegetae endemica.

9 – Les piqueuses d’ourites, donne pescatdi polipi.

10 – L’Anse e la spiaggia di Trou d’Argent, la “cartolina” di Rodrigues.

 

Foto e testi di Raffaele Bernardo